Palazzo Cernezzi: la Lega perde la battaglia del burqa: cancellata la “norma” anti-Islam

L'ingresso di Palazzo Cernezzi

La Lega insiste nella sua battaglia contro l’Islam ma non trova alleati nemmeno nella maggioranza di centrodestra del Comune di Como.
Martedì sera, il Carroccio lariano è rimasto solo a difendere la prima versione del testo del regolamento di polizia urbana in cui si vietava espressamente di indossare «qualunque indumento come burqa e niqab».
Un riferimento esplicito e diretto alla cultura musulmana che, alla fine, è stato cancellato da un emendamento presentato dalla Lista Rapinese e votato da tutto il consiglio, Lega esclusa.
Il richiamo ai veli islamici era contenuto nell’articolo relativo al divieto di coprirsi il volto in pubblico. La Lega, con un intervento di Ivan Noseda, ha ribadito di voler mantenere inalterato il testo e ha fatto riferimento a un Islam che «discrimina le donne».
Una tesi non condivisa nemmeno dalla giunta, che ha dato parere positivo all’emendamento.
Fulvio Anzaldo, avvocato e consigliere della Lista Rapinese, ha spiegato come «l’approccio a un testo qual è un regolamento dovrebbe sempre essere laico. L’indicazione degli indumenti di alcune donne musulmane sarebbe stata una forzatura, essa sì discriminatoria verso chi ha un credo religioso diverso dal nostro. Stiamo discutendo un regolamento di polizia urbana che ha come obiettivo la sicurezza ma anche la convivenza sociale», ha aggiunto il consigliere Anzaldo.
Un ragionamento simile, in qualche modo, a quello fatto dal capogruppo del Partito Democratico, Stefano Fanetti, il quale è partito dalla necessaria «universalità e astrattezza della norma», che non deve indicare casi particolari proprio per evitare discriminazioni.
Sul piano più strettamente politico, commentando la richiesta della Lega, Fanetti ha invece parlato della «stessa pagliacciata che viene messa in scena ogni anno contro il Ramadan. Il Carroccio ha ancora una volta voluto rimarcare i suoi sentimenti anti-islamici, ma è rimasto da solo».

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