Pallacanestro Cantù, ultimo posto e società appesa a un filo sottile: «Un patrimonio da salvare»

Cantù Trento

La peggior Cantù della storia. Non è una valutazione, ma un dato statistico: le otto sconfitte consecutive dei brianzoli segnano una striscia negativa mai vista per la squadra ora allenata da coach Evgeny Pashutin. Sembra quasi preistoria l’ultimo successo, giunto il 28 ottobre con Reggio Emilia, un paio di settimane prima dell’annuncio di Dmitry Gerasimenko di essere costretto a lasciare la dirigenza della società. All’epoca si parlava di una squadra rivelazione, che avrebbe anche potuto puntare in alto.
La realtà per ora si sta rivelando ben differente con la crisi societaria, otto stop consecutivi, l’ultimo posto in classifica in coabitazione con Reggio Emilia e Pistoia e, soprattutto, una squadra abulica, apparsa nelle ultime uscite demotivata e scarica. L’ultimo stop, il giorno di Natale a Varese, con la sfida vinta dai biancorossi con il punteggio di 89-71. Un paio di giorni prima il tracollo casalingo con Venezia (71-93 per la Reyer).
Le conferenze stampa post-partita sono sempre un copia-incolla. Gli allenatori avversari felici per i l successo che in conclusione si augurano che «Cantù possa risolvere i suoi problemi perché è un patrimonio del basket italiano» (le parole, più o meno, sono sempre queste).
Coach Pashutin, da parte sua, si infervora, mette passione, ma alla fine deve commentare delle prestazioni incolori dei suoi giocatori. Lo stesso allenatore non ha nascosto i problemi, sottolineando ad esempio che c’è chi salta allenamenti e si presenta – pur nel rispetto dei termini di contratto – alle sedute quando ritiene più opportuno. Il nome quello di Tony Mitchell, americano che con la sua classe dovrebbe in teoria fare la differenza.
«Apprezzo più l’atteggiamento di Jonathan Tavernari – ha detto Pashutin dopo lo stop con Venezia – che non era pienamente convinto della situazione e ha preferito andarsene. Chi è rimasto, ha garantito che avrebbe lottato e dato battaglia fino all’ultimo, malgrado i problemi. Ecco, è quello che vorrei vedere. Invece ci sono uomini che scendono in campo pensando a se stessi e al proprio punteggio e non giocano uniti, si dimenticano di essere in una squadra».
Eppure in questi giorni gli spiragli di speranza non mancano per quella che, oltre ad essere una formazione storica per il campionato italiano, è una delle equipe che più ha vinto in Europa e nel mondo. A metà dicembre è stata pagata regolarmente, senza particolari problemi, una rata Fip piuttosto alta, una somma di 110mila euro. Un main sponsor – dopo l’addio alla Red October di Dmitry Gerasimenko – è arrivato ed è l’Acqua S.Bernardo. E soprattutto la cordata di imprenditori abruzzesi – che da tempo è in pole position nelle trattative sia per acquisire il club sia per portare avanti il discorso del palazzetto di Cucciago – sta per formulare la sua offerta all’attuale dirigenza. L’incontro degli scorsi giorni in Brianza ha avuto esito positivo e la contabilità del club analizzata nei particolari non ha presentato sorprese, come ha sottolineato Gabriele Marchesani, l’imprenditore che guida il gruppo di persone interessate all’affare.
Non a caso anche ieri, giorno festivo, i “papabili” proprietari di Cantù si sono incontrati per stringere i tempi e per formulare la loro offerta. Era stato detto che sarebbe giunta tra il 27 e il 30 e dall’Abruzzo arriva la conferma che da un momento all’altro potrebbe effettivamente partire. I tempi sono dunque in linea con quanto è stato annunciato.
Nessuna dichiarazione da parte degli esponenti del gruppo interessato, che ovviamente seguono da molto vicino le vicende della squadra e sperano in un risultato positivo già domenica prossima, quando, in un mezzogiorno che sarà davvero di fuoco, a Desio arriverà Pistoia, ultima in classifica assieme ai canturini. «Non tutto è perduto, come insegna la storia del basket. Guai a rassegnarsi» è l’unica frase che arriva da Chieti in queste ore.
Una Pallacanestro Cantù che in questa fase è un mix di situazioni tra una classifica che piange e una situazione societaria in fase di stallo. Ai giocatori sono anche arrivati i copiosi fischi dei tifosi, da sempre molto indulgenti con i loro beniamini, ma che vorrebbero vedere più impegno e determinazione da parte di chi indossa la gloriosa maglia.
E il territorio brianzolo? Perché alla fine ci sono un allenatore russo, una rosa che è prevalentemente americana, un patron uscente di origine ucraina e una cordata che arriva dall’Abruzzo. Ma la squadra di fatto è un simbolo della città del mobile in Italia e nel mondo.
Su questo fronte si attendono i risultati del lavoro svolto da Tic – Tutti insieme Cantù – l’associazione che rappresenta l’azionariato popolare. Un tentativo che aveva preso piede anni fa e che poi, con l’arrivo di Gerasimenko, si era ridimensionato.
Di fatto Tic è tornato come sponsor del club e si è fatto carico di raccogliere una serie di sponsor e imprenditori che si sono impegnati a dare una mano alla società in questa fase in cui la sopravvivenza del club rimane a rischio. In caso ci sarà una collaborazione con la cordata abruzzese, se tutto andrà in quella direzione. Ma quello della Brianza e dei suoi imprenditori non sarebbe comunque un ruolo da protagonisti, come forse ci si dovrebbe invece attendere da una delle terre più ricche d’Europa.

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