Pantaleo Cretì

L’AUTORE 
Un “primitivo” che va a caccia di spiritualità

Pantaleo Cretì (nella foto, click per ingrandirla) è nato nel 1948 a San Donato (Lecce), e vive a Como. Ha insegnato Disegno e Storia dell’Arte  all’istituto “Teresa Ciceri”. Ha iniziato a esporre  al  Broletto in piazza Duomo a Como nel 1976, dove ora torna con Corpi celesti. La prima personale risale invece al ’71. Più recenti le esposizioni comasche in San Pietro in Atrio e alla “Famiglia Comasca”. Il suo discorso   è teso tra irridente ironia e interrogazioni esistenziali profonde, di matrice espressionista. Qualcuno l’ha definito un pittore «primitivo» in cerca di una forte identità spirituale.
L’OPERA
L’esorcismo si veste  d’ironia
Lorenzo Morandotti
Forse Halloween ha lasciato il segno? Un manipolo di diavoli si è impadronito del Lario e lo scala abilmente, come un quadro svedese. Niente paura, è solo la fantasia ironica e irriverente di Pantaleo Cretì, che  per  esorcizzare questi tempi di crisi tira in ballo persino Belzebù. È dell’artista lariano la prima scultura, Diavoli lariani,  bronzo di  25 x 20 x 70 centimetri, a entrare nella collezione del “Corriere di Como”. Sarà esposta dal 3  al 27 novembre  nella personale Corpi celesti al Broletto, in piazza Duomo. I lavori di Cretì sono scenografie belle e pronte per  una satira alla Dario Fo: si diverte ad animare teatrini laici  basati su forme geometriche primarie come rettangoli, parallele e scale (impliciti omaggi alla città del Razionalismo) con divertenti e inquietanti personaggi. «Prigionieri della materia» e quindi nervosi, quasi urlanti nel loro silenzioso e rutilante dinamismo. Sono diavoli giocosi e tentatori, con ampia dotazione di corna e di agilità, ma anche Pinocchi e tanti vescovi e papi: impacciati dagli abiti talari quando sono in processione, più liberi se dotati di ruote e lasciati scorrazzare sulle sponde del Lario a bordo di piccoli scooter, come tanti Clooney “made in Italy”. È in realtà un catalogo di varia umanità quello che Cretì propone nelle sue «scatole con figure». Nell’atelier convivono pacificamente con i loro corrispondenti pittorici. Un esempio è il dipinto  Alla corte di Batman, due maiali in trogolo che stigmatizzano senza troppi sottintesi certe esagerazioni della casta politica.
Ha visto giusto Giorgio Seveso presentando il quadro Solitudine di Cretì che Vittorio Sgarbi ha voluto l’anno scorso nel Padiglione Italia della 54ª Biennale di Venezia: la poetica del maestro lariano si basa  sulla sua capacità «di rovesciamento, di spiazzamento, di iperbolica e sorprendente contaminazione».
GALLERIA  (clicca su una immagine per visitare la Galleria)
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