Paolo Vites racconta Jannacci oltre gli stereotipi

Paolo Vites presenta Enzo Jannacci

(m.prat.) Ironica, surreale, profonda, sin troppo facile colorare di aggettivi l’arte di un genio assoluto come Jannacci. Senza di lui, senza Gaber e Dario Fo, Milano sarebbe stata diversa e molto più povera.

Una cosa è certa: Jannacci (nella foto) arrivava sempre al cuore, anche senza usare le sue mani da chirurgo. E nessuno meglio di Paolo Vites avrebbe potuto raccontare le ferite che procurano le sue canzoni. Nessuno perché Vites, uno dei critici musicali più autorevoli e anticonformisti del panorama contemporaneo, scrive con il cuore di chi è stato “vittima” delle parole di Jannacci.

In Enzo Jannacci. Canzoni che feriscono (Caissa edizioni, p. 144), libro «sincero, accattivante ed emozionante», come lo definisce Enzo Limardi, storico collaboratore di Jannacci, Vites rilegge l’opera del cantautore milanese sotto una luce particolare, nuova e sorprendente, evitando accuratamente l’abusata semplificazione del “cantante demenziale” e segnalando i brani in cui la “ferita del cuore” emerge in modo più evidente.

Paradossalmente sono proprio queste le canzoni che ci hanno salvato la vita, quelle vissute di notte sulla propria pelle. Se è vero che il meglio di Jannacci era il peggio di Milano, è anche vero che l’innata allegria del naufrago, metafora attraverso la quale si è sempre espresso, gli ha concesso di diventare la voce credibile di chi non aveva il coraggio di cantare il proprio malessere. Jannacci amava Como e il Lario.

Il 24 ottobre, Paolo Vites sarà a Como allo Spazio Parini per la presentazione di questo volume all’interno della rassegna culturale “Rosso Cuore”.

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