Parcheggi gratuiti per i residenti: la politica del capoluogo si divide

Parcheggi in viale Varese

Sui parcheggi per i residenti troppo cari e sul confronto – a volte impietoso – con altre città piccole e grandi, la politica comasca si interroga. Lo fa partendo dallo studio comparativo rilanciato ieri dal consigliere comunale Bruno Magatti sulle colonne del Corriere di Como.
Se a Varese e a Milano – soltanto per citare le due città più contigue al capoluogo lariano – i posti blu per i residenti sono gratuiti e assegnati senza bisogno di alcun sorteggio, a Como si pagano 170 euro per la prima auto e 340 per la seconda. Una sproporzione che, secondo Magatti, si dovrebbe in qualche modo ridurre. O modulando in maniera diversa le tariffe o, addirittura, scegliendo la strada della gratuità. Argomento, quest’ultimo, che non trova però il consenso tra alcuni capigruppo in consiglio comunale.
Secondo il forzista Enrico Cenetiempo, «nessuno a Como si è mai lamentato per le tariffe annuali dei residenti. È vero che in alcune città non si paga, ma è altrettanto vero che in altre costa molto di più. Il nostro principale problema non è l’abbonamento, ma la scarsità dei parcheggi da destinare a chi abita in convalle». Cenetiempo non si dice «contrario a far pagare meno», ma insiste: «è prioritario aumentare il numero di stalli. Diamo prima un posto a tutti coloro i quali lo chiedono, poi discutiamo della tariffa, altrimenti tutto questo sembra pretestuoso».
Alessandro Rapinese, capogruppo della lista che porta il suo nome, condivide il punto di partenza del ragionamento di Magatti: «sicuramente – dice – il prezzo dell’abbonamento è alto. La delibera che modifica il regolamento non è urgente, potremmo anche rinviarla e discutere l’argomento mobilità in maniera più ampia, come chiede il rappresentante di Civitas. Perché proprio qui risiede la questione: a Como non c’è una politica della mobilità. In campagna elettorale – dice ancora Rapinese – sono state dette molte cose, tutte rimaste sulla carta, da piazza Roma a tanto altro. Quello che si vede è illogico, la giunta si muove a caso, sono irrazionali».
Milano e Varese, conclude il consigliere di opposizione, «non sono sulla Luna. Ma non m’interessa che a Como la sosta dei residenti sia gratis a tutti i costi. È ovvio che si deve puntare ad abbassare le tariffe, ma prima bisogna capire come affrontare il problema del traffico nel suo complesso. Mi preme che la nostra città diventi razionale e non rimanga nel caos».
Il capogruppo di Svolta Civica, Vittorio Nessi, si dice invece «favorevole a una sospensione del provvedimento, affinché si possa affrontare il tema della sosta in città in maniera più completa e non soltanto sotto il profilo tariffario. A questo proposito – aggiunge Nessi – non possiamo non stigmatizzare ancora una volta le lungaggini sul piano del traffico, documento che dovrebbe contenere un ragionamento organico sulla sosta in città, anche in relazione alla realizzazione di nuovi autosili».
Fabio Aleotti, consigliere del Movimento 5 Stelle, non rinuncia a una considerazione polemica a proposito dello studio di Magatti. «Perché – dice – non ha tirato fuori l’argomento durante gli anni in cui è stato in giunta? L’iniziativa mi sembra un po’ a scoppio ritardato. Ciò detto, anch’io ritengo che ogni residente debba avere la possibilità di avere un posto. Non so però se del tutto gratuito. È una valutazione che si può fare. Così come si può ragionare sulla modulazione delle tariffe in base al reddito, anche perché – aggiunge Aleotti – il centro storico di Como non è punteggiato soltanto da palazzi signorili. All’interno della cinta muraria abitano pure molte fasce svantaggiate di cittadini e un criterio Isee potrebbe effettivamente avere un senso». Sull’iter della delibera di revisione del regolamento, il consigliere pentastellato si dice «favorevole, dal punto di vista politico, a un ritorno in commissione e anche a un ordine del giorno che chieda la revisione delle tariffe».
L’ultima battuta è di Claudio Bocchietti, presidente di Confedilizia. «Si finisce con il pagare tutto e un po’ troppo. E non si tratta di cifre di poco conto. Il Comune dovrebbe dare servizi, non fare cassa con i residenti».

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