Parlamentari leghisti già contro il nuovo prefetto: “Non pensi ai clandestini”

Nicola Molteni

“Non riteniamo opportuno l’appello ai sindaci sull’accoglienza degli immigrati. Il territorio comasco ha già dato in passato, a fronte dell’irresponsabilità dei governi nazionali che hanno scaricato tutto l’onere sui territori e sulle comunità” Così i parlamentari comaschi della Lega Nicola Molteni, Erica Rivolta, Alessandra Locatelli, Eugenio Zoffili e Claudio Borghi replicano con una nota congiunta al nuovo Prefetto di Como, Andrea Polichetti.

Nel suo primo intervento pubblico, oltre ad affrontare il tema del Coronavirus, il prefetto aveva infatti accennato alla qestione migratoria e al dormitorio provvisorio messo a disposizione dall’Amminsitrazione provinciale di Como nei locali dell’ex caserma dei carabinieri in via Borgovico.

“Gli amministratori locali in questo periodo – scrivono i parlamntari della Lega – vista l’emergenza sanitaria e ancor di più dopo che il governo ha dichiarato la Lombardia zona rossa, hanno il dovere di aiutare in primo luogo i cittadini italiani. Le istituzioni non possono lasciare soli i sindaci, che sono in prima linea e devono occuparsi delle fasce più deboli della popolazione, delle categorie produttive in ginocchio, delle famiglie e delle imprese. Purtroppo Como e provincia hanno vissuto, in quanto terra di confine, momenti difficili con l’emergenza migranti che ha alimentato disagi e tensioni sociali oltre a problemi di criminalità e violenza, tra i quali l’uccisione di don Roberto e lo stupro al parcheggio dell’Ippocastano solo per ricordare gli ultimi episodi. La sicurezza dev’essere una priorità, l’accoglienza non lo è. Ancor meno in questo particolare momento”.

“Grazie al lavoro dell’ex ministro Matteo Salvini – si legge sempre nella nota – abbiamo vissuto e toccato con mano un netto miglioramento, meno sbarchi ha significato meno pressioni sui territori, più sicurezza e meno denaro nelle tasche di chi specula sul business dell’immigrazione illegale. I comaschi sono solidali e accoglienti per definizione ma ora è tempo di mettere regole e limiti, non di spalancare indiscriminatamente le porte a tutti. Il modello di accoglienza e integrazione finora applicato non ha certo spiccato per efficienza e trasparenza”.

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