Partorisce il figlio e tenta di ucciderlo con le forbici

Como, Tribunale dall'alto

È stata giudicata totalmente incapace di intendere e di volere al momento in cui avvenne il fatto, anche se non socialmente pericolosa. Una consulenza che porterà inevitabilmente, in udienza, al proscioglimento. Si chiuderà così una storia drammatica avvenuta a Como l’11 luglio del 2020, poco meno di un anno fa.

Una mamma di 20 anni, dopo aver partorito nel bagno di casa il proprio figlio, tentò di togliergli la vita utilizzando delle piccole forbici. Solo l’intervento dei genitori della giovane, e la successiva chiamata al 118, permisero di salvare il neonato. I colpi furono inferti al collo, al petto e alla lingua e per fortuna non causarono ferite letali. All’origine del fatto di cronaca un importante stato mentale della ragazza, che secondo lo stesso consulente del pm che ha indagato sulla vicenda, l’avrebbe resa totalmente incapace di intendere e di volete.

Il padre del piccolo sarebbe stato un ex fidanzato della giovane, nemmeno informato – a quanto sembra – del bambino in arrivo. Fu il 118, immediatamente dopo l’intervento, a chiedere l’interessamento dei carabinieri di Como.

La Procura ha affidato anche un incarico al medico legale per stabilire l’importanza delle lesioni inferte al piccolo che ora sarebbe stato preso in carico dal Tribunale dei Minori. La mamma, sentita in fase di indagine, aveva detto di aver solo tentato di tagliare il cordone ombelicale, ma le ferite riportate dal neonato erano troppe e in punti diversi per poter giustificare questa versione. Il fascicolo è così stato portato avanti con l’ipotesi di reato di tentato omicidio, aggravato dall’aver commesso il fatto «nei confronti del proprio discendente». L’indagine è stata chiusa: ora si attende solo la fissazione dell’udienza.

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