Palababele addio, nessuno ti rimpiangerà

Il reportage –  La demolizione di uno dei più grandi sprechi del territorio lariano
Ai canturini però rimane l’amaro in bocca per l’enorme quantità di soldi gettata al vento
«Finalmente abbattono quel rudere. Ma il Palababele resterà sempre una vergogna per la città di Cantù».
È inutile. I canturini – gente operosa, tanti artigiani e industriali – non riescono a fare i salti di gioia davanti all’abbattimento del Palababele, il palazzetto dello sport incompiuto. O, meglio, sono contenti di veder sparire quel rudere, ma non riescono a digerire «i miliardi sperperati in questi anni».
Il Palababele, nel cuore di un’industriosa cittadina brianzola, doveva
essere il tempio del basket canturino, ma si è trasformato in un gigantesco monumento allo spreco del denaro pubblico. Iniziato e piantato a metà, dal 1995 ospita non giocatori, tifosi e allenatori, ma sbandati, graffitari e senzatetto: finirlo costava troppo (15 milioni di euro), buttarlo giù idem.
Grazie a una legge regionale che permette di prevedere in quell’area (corso Europa) alcuni spazi commerciali, il Comune è riuscito ad attirare investitori privati, che hanno da poco iniziato a demolire il vecchio Palababele per restituire alla città, entro il 2013, un palazzetto dello sport da 7mila posti.
Assistere alla demolizione dello scheletro in corso Europa, iniziata dal 20 luglio, sembra di rivedere le scene dell’abbattimento della Ticosa di Como, l’ex tintostamperia che dovrebbe (il cantiere è in netto ritardo) lasciare posto a un quartiere nuovo di zecca. I cittadini, abituati ormai alla visione di un rudere diventato parte del paesaggio, uscendo dal vicino centro commerciale si fermano a osservare le ruspe. I bracci meccanici spezzano e sbriciolano pareti di cemento armato come se fossero crackers.
Nubi di polvere e terra avvolgono i gradini del Palababele, dove generazioni di canturini hanno lasciato cubitali dediche d’amore a colpi di vernice. I residenti sono felici, nel vedere crollare il monumento allo spreco? Solo in parte. Sperano infatti che venga costruito in fretta un nuovo palazzetto, ma sanno che questo non restituirà le valanghe di soldi pubblici divorate da una struttura mai completata. Insomma, abbattere il monumento allo spreco non significa cancellare quello sperpero dalla storia di Cantù. «Siamo passati a vedere i lavori, per curiosità – spiega Lucia Zanutto, di Cabiate – Negli anni, il Palababele si è trasformato nel simbolo dello spreco. Una vergogna. Non si possono gettare così al vento i soldi pubblici. Speriamo ora che ricostruiscano tutto in fretta».
Lo stesso ragionamento di Silvio Molteni, canturino, che vive a ridosso del Palababele. «Abito a 200 metri da qui – dice, mentre guarda le ruspe demolire il palazzetto – e ogni volta che passo penso a quanti soldi sono stati sprecati in tutti questi anni. Credo addirittura che la costruzione del palazzetto sia cominciata prima di quella del centro commerciale, che funziona già da diversi anni. Il Palababele è invece diventato un rifugio di sbandati e clandestini, e i ragazzi che salivano per scrivere sulle pareti esterne rischiavano la vita».
Un altro canturino – Angelo Marzorati – parla di «vergogna», a proposito dei soldi buttati nel palazzetto, si augura che «il nuovo complesso venga costruito in fretta e senza impedimenti».
«Finalmente abbattono questo rudere, l’ennesimo esempio di sperpero – commenta Adelio Bianchi, di Cantù – Lo buttino pure giù, e costruiscano qualcosa di utile alla città che, vista la qualità della squadra di basket, si merita un palazzetto».
«Osservare le ruspe al lavoro è una liberazione per tutti i canturini, che vedono una soluzione a un problema che durava da anni – aggiunge Franco Daccapo – Meglio abbattere tutto, ripartire da zero e costruire un nuovo palazzetto. Sto guardando i lavori di demolizione, ed essendo del settore fino ad ora posso dire che sono stati eseguiti a regola d’arte».
«Sono abbonato alla Pallacanestro Cantù da quarant’anni – conclude Ottavio Molteni – e spero che venga costruito un nuovo palazzetto. Finalmente abbattiamo il Palababele. Resta solo un po’ di delusione per i soldi spesi in tutti questi anni». Il Palababele crolla, lascia lentamente posto a due sensazioni: la speranza per il futuro, e l’amarezza per uno spreco indelebile».

Andrea Bambace

Nella foto:
I lavori di demolizione del palazzetto dello sport di Cantù, mai terminato e diventato un vero e proprio monumento allo spreco (foto Mv)

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