Paura, ansia, attacchi di panico e depressione. La pesante eredità del virus sulla nostra vita

Tra ospiti e personale. Sindaco rifiuta sgombero

Quanti e quali effetti avrà la pandemia del coronavirus sulla nostra psiche, sulla salute mentale, oltre che naturalmente sulla socialità? Difficile credere che passata l’emergenza sanitaria – si pensa solo attraverso una vaccinazione di massa – il Covid non lasci strascichi sulla vita quotidiana.
Abbiamo posto questa domanda al noto psichiatra Michele Sforza della clinica Le Betulle di Appiano Gentile e a tutto il team di psicologi e psicoterapeuti del Centro Jonas Onlus Como.
Alcuni effetti del Covid e anche dei lockdown ai quali siano stati tutti sottoposti sono prevedibili, altri meno. Scopriamo ad esempio che dopo l’influenza Spagnola, nel secolo scorso, vi fu un aumento esponenziale dei malati di Parkinson. Oppure che, da alcuni mesi, sono cresciuti gli accessi agli ambulatori pubblici e privati per problemi di anoressia tra ragazze anche molto giovani. I disturbi alimentari sono all’ordine del giorno, ma il problema dell’anoressia, vissuto con ansia, e il controllo rigido di cosa mangiare da parte di ragazzine della scuola media o delle elementari, negli ultimi anni sembrava essere maggiormente sotto controllo. Poi ci sono i disturbi del comportamento, le crisi di panico, tutti già aumentati in modo considerevole, e infine la depressione.
«La situazione che stiamo vivendo – spiega Sforza – è un trauma. Ha una sua parte acuta, che interviene sul nostro organismo e sulla nostra psiche. Corpo e mente del resto sono uno l’espressione dell’altra. Il trauma si può manifestare con modalità diverse. Como e Varese erano state in parte risparmiate nella prima ondata della pandemia, mentre in questa non c’è persona che non abbia conoscenti malati. C’è più esperienza sul piano clinico – dice lo psichiatra – ma della malattia sappiamo ancora poco. Alla paura del malessere fisico si lega così la paura della morte. Una morte avvenuta spesso senza vedere le persone care. Il Covid causa problemi respiratori, oltre la febbre. Fare fatica a respirare dà subito angoscia».
Oltre al trauma acuto ci sono poi problemi destinati a diventare cronici.
«Le tensioni fanno produrre ormoni – evidenzia Sforza – In particolare il cortisolo e gli altri ormoni dello stress. Al momento fanno reagire l’organismo, ma alla lunga queste sostanze vanno a creare sofferenza, disturbi della memoria ed emozionali». Ecco allora insorgere ansia e depressione, attacchi di panico, soprattutto in chi aveva già problemi in precedenza.
Sforza, che da sempre si occupa di dipendenza, spiega come anche l’uso di sostanze stupefacenti viene potenzialmente amplificato.
«Lo spaccio non si è fermato neppure nel lockdown – dice – così l’abuso di alcol». Questa fase della pandemia secondo lo psichiatra delle Betulle avrà effetti maggiormente negativi rispetto a quella primaverile.
«Durante il lockdown c’era solidarietà fra tutti. Si parlava dai balconi. Ma quell’allontanamento alla lunga si paga. Non ci si può più toccare. L’uomo ha bisogno di strette di mano e abbracci. Pensate a un nonno con il nipotino, quali sofferenze può causare la distanza. In questa seconda ondata c’è poi ancora più incertezza. In primavera siamo stati a casa per il “liberi tutti”. Adesso non sappiamo bene che aria tiri. Non è più la nostra vita. C’è chi sa già che perderà un lavoro traballante e continua a ricevere anche dalla politica messaggi contraddittori e martellanti».
L’ultimo aspetto sottolineato da Sforza riguarda l’effetto di un virus che colpisce direttamente anche il sistema nervoso centrale.
«Anche sul piano biochimico il virus è attivo, crea la cosiddetta “nebbia post Covid” con un calo della velocità cognitiva, che potrebbe portare alla lunga all’innesco di altre patologie, come avvenne dopo la Spagnola», conclude Sforza.
L’equipe di Jonas lavora anche nelle scuole del territorio, come ricorda lo psicologo, psicoterapeuta e socio fondatore della onlus Vincenzo Marzulli.
«Le reazioni tra i giovani sono ancora molto diverse – spiega – ero in una prima media per lo sportello di ascolto. Tutti i ragazzi ironizzavano sul virus, si definivano una classe immune. Dopo una settimana erano in quarantena. Abbiamo affrontato la prima ondata del virus con serietà, la paura era generalizzata. Poi abbiamo pensato che il virus fosse stato sconfitto – dice Marzulli – invece siamo stati colpiti di nuovo. Nessuno ora si sente più sicuro, neppure con la mascherina».
Questo contraccolpo ha trovato tutti impreparati. «Siamo ripiombati nel dramma con un’aggravante. Ora ci sentiamo anche colpevoli – spiegano i terapisti di Jonas – Abbiamo il senso di colpa di aver rimosso il primo trauma e quello di non essere stati in grado di proteggere le nostre persone care. Questo provoca paura, stati d’ansia e attacchi di panico».
Anche perché c’è chi continua a domandarsi come abbia fatto a prendere il virus, nonostante tutte le precauzioni seguite alla lettera, mascherina e distanziamento. «È il passaggio dalla speranza di aver sconfitto il virus alla delusione, che può fare cadere i più fragili in depressione. È importante non finire nel vuoto, capire che non siamo soli», concludono da Jonas.
Paura, ansia, panico, depressione, ma anche tanta rabbia, che sembra sia cresciuta proprio durante la seconda ondata, che ha colpito ovunque, ma non in modo uniforme. Famiglie in quarantena anche per oltre un mese, mentre amici e vicini di casa possono lavorare e andare a scuola. Aumentano anche i fenomeni cosiddetti da ritiro e di isolamento sociale volontario. Problemi per persone sempre più giovani, che rischiano di trasformarsi in Hikikomori.

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