Pazienti disorientati sulla seconda dose. Spata: «Chi decide è sempre il medico»

il presidente dell’ordine dei medici comaschi, Gianluigi Spata

Regione Lombardia, già da sabato scorso, sta applicando le direttive del Ministero della Salute, che prevedono appunto la vaccinazione eterologa sotto i 60 anni con la possibilità però di chiedere di poter fare anche la seconda dose con AstraZeneca. Non sono previste al momento indicazioni diverse, su una vicenda che è tuttavia mutata già diverse volte nel corso dei mesi della campagna vaccinale, creando confusione e disorientamento.


«Volete sapere se qualche paziente è rimasto disorientato riguardo la seconda dose di vaccino AstraZeneca? La risposta è sicuramente sì. Non fatemi criticare certe uscite, non è il mio ruolo, però la chiarezza non dovrebbe mai mancare invece si commettono alcuni errori di comunicazione». Così il presidente dell’Ordine dei medici comaschi e della Federazione lombarda degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Gianluigi Spata, interviene sulla questione seconda dose di vaccino.

Quindi il premier Draghi non doveva dire che riceverà AstraZeneca per la seconda dose?

«Mi scusi, ma Mario Draghi ha più di sessant’anni e ha fatto AstraZeneca, non è che possa fare Pfizer ora».
Mentre per chi ha meno di sessant’anni e ha ricevuto una dose del siero anglo-svedese ora c’è la libera scelta, tra vaccino omologo o eterologo, giusto?

«Anche questo non è proprio corretto. Chi vuole continuare a ricevere AstraZeneca deve sempre passare dal medico che fa l’anamnesi. Lo stesso medico, dopo un’accurata valutazione, propone il vaccino e fa firmare il consenso. Il vaccino, anche per la seconda dose, si fa solo così. L’importante resta essere coperti dal virus e farlo in completa sicurezza, come avviene ora».

Sembra che chi faccia la seconda dose eterologa sia anche più coperto degli altri.
«Sì, ho letto di alcuni studi, però dobbiamo tenere conto che la casistica è ancora limitata».

Tutta la responsabilità alla fine ricade sui medici, soprattutto su quelli di base. Anche per il richiamo in autunno, Letizia Moratti, assessore regionale al Welfare, ha annunciato che non ci saranno più gli hub vaccinali, ma si passerà soprattutto dagli ambulatori.

«Il medico di base già oggi ha un ruolo importante nella campagna, ci sono tantissimo colleghi che operano negli hub. Ci vado anch’io, ma questo non è il caso che lo scriva. Credo che la cosa fondamentale sia che in autunno i contagi siano stabilizzati. Anche perché non dimentichiamoci che ci sarà da fare anche l’antinfluenzale. Deve essere chiaro che il vaccino per il Covid non copre anche dall’influenza. In futuro si parla di inserire l’anticovid in qualcosa di più ampio, ma per adesso si tratta di due vaccinazioni e dobbiamo essere pronti e organizzati negli ambulatori. Ma soprattutto non bisogna abbassare ora la guardia. Anche stamattina ho dovuto alzare la voce in studio. Non si entra dal medico così, a cavolo. Il virus è ancora in giro. Rispettiamo le regole fino in fondo perché la pandemia non è finita» conclude il presidente dell’Ordine dei medici di Como.

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