Pd-Lega, guerra su Zambetti

Gaffuri: «Il Carroccio ora stacchi la spina». Bianchi: «Nessuna paura di andare a casa»
L’arresto dell’assessore regionale Domenico Zambetti, accusato di aver comprato un pacchetto di preferenze da due esponenti della ’ndrangheta per la sua elezione alle Regionali del 2010 ha ovviamente scatenato l’ennesima bufera politico-giudiziaria sulla giunta lombarda guidata da Roberto Formigoni. In particolare, gli attacchi all’esecutivo del Pirellone e alla maggioranza di centrodestra si sono concentrati sul ruolo della Lega Nord, possibile ago della bilancia per la drammatica decisione
di mettere fine o no anticipatamente al mandato in corso.
In un simile scenario generale, non potevano mancare i riflessi tutti comaschi della vicenda, se non altro perché entrambi i partiti hanno altrettanti rappresentanti comaschi di rilievo tra i banchi del consiglio regionale. In primo luogo, ovviamente, Luca Gaffuri, capogruppo del Partito Democratico al Pirellone. Il quale, ieri, non ha esitato a tornare alla carica per chiedere lo scioglimento del consiglio regionale e, di conseguenza, il voto anticipato. Puntato tutto su un «gesto di responsabilità dei leghisti, perché l’istituzione viene prima dei calcoli elettorali».
«Arrivati a questo punto – ha affermato Gaffuri – riteniamo che sia necessario andare al voto. Ma deve essere la Lega Nord, a questo punto, ad avere il coraggio di staccare definitivamente la spina alla giunta Formigoni».
Gaffuri – ieri costantemente sotto i riflettori di tv, radio e giornali nazionali per i clamorosi sviluppo del caso Zambetti – è andato oltre.
«Ho vissuto l’arresto dell’assessore quasi in diretta perché ero ospite di primo mattino in una trasmissione televisiva – ha raccontato Gaffuri – La situazione in Regione, ormai, è gravissima, con 14 indagati, dei quali ben 7 assessori della giunta Formigoni. In particolare, il caso Zambetti sembrerebbe uno dei più gravi in assoluto, perché secondo l’inchiesta sarebbe addirittura segnata dal ruolo della malavita organizzata che, tramite voto di scambio, fa eleggere un proprio rappresentante. Non penso proprio che la Lega Nord, che con il ministro Roberto Maroni ha combattuto con serietà le mafie, possa continuare a sostenere una giunta del genere».
In questo clima, ieri il Pd ha evitato di partecipare alle riunioni delle commissioni. «E ora – chiude Gaffuri – speriamo che alle 21 firme già raccolte tra i gruppi dell’opposizione si aggiungano anche quelle dei leghisti per dimetterci in massa e porre fine al mandato». Per inciso, il governatore Roberto Formigoni ieri ha escluso ogni ipotesi di dimissioni.
In attesa delle decisioni dei massimi vertici padani, ieri comunque è intervenuto il consigliere regionale lariano del Carroccio, Dario Bianchi, con parole molto franche.
«È inutile girarci attorno – ha esordito senza troppi fronzoli Bianchi – se dovessimo paragonare questo mandato in Regione a una partita di calcio, dovremmo sinceramente ammettere che l’avremmo persa. Ma non è finita. Ora dobbiamo vedere se esistono i tempi e i modi giusti per recuperare e vincere nel secondo tempo».
«Noi leghisti – ha continuato Bianchi – la ’ndrangheta l’abbiamo sempre combattuta, come ha dimostrato Maroni quando era ministro. Ogni decisione sarà presa dai nostri vertici politici, ma se l’ordine sarà di andare a casa, io ci andrò subito e senza paura».

Emanuele Caso

Nella foto:
Una panoramica sul consiglio regionale della Lombardia, scosso dal susseguirsi di inchieste giudiziarie che ne hanno coinvolto numerosi esponenti. Tra di essi, anche il comasco Gianluca Rinaldin del Pdl

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