Pedemontana, Lega e 5 Stelle distanti. Currò: «Valutiamola». Molteni: «Da fare»
Politica, Territorio

Pedemontana, Lega e 5 Stelle distanti. Currò: «Valutiamola». Molteni: «Da fare»

Nel contratto per il governo del cambiamento, la parola «Pedemontana» non è citata. Nemmeno nel capitolo 27, quello relativo alle infrastrutture, nel quale si parla invece della Tav spiegando l’impegno «a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». Anche per questo, forse, le dichiarazioni in commissione Lavori pubblici alla Camera del ministro Danilo Toninelli sulla necessità di rivedere molte grandi opere – compresa la Pedemontana – sono sembrate a qualcuno, nella Lega, una forzatura.
Non è un mistero che i due partiti al governo, proprio sul tema delle grandi opere, stentino a trovare una linea comune. E le parole di commento dei parlamentari comaschi di Lega e 5 Stelle sembrano confermare questa situazione.
«La Pedemontana è strategica e fondamentale, per il Nord e per il Paese e va completata – afferma senza mezzi termini Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno e deputato del Carroccio – sarebbe un disastro non farla e anche metterla in relazione alla Tav è sbagliato». Molteni ammette che su questo tema le posizioni «divergono» e che si debba discuterne in modo più approfondito. «Per la Lega – dice – il danno maggiore sarebbe non completare l’opera. Oltretutto, a Como e a Varese ci sono da finire pure le tangenziali. Lo ripeto: l’opera è strategica e va fatta».
Meno convinto appare invece Giovanni Currò, deputato comasco del Movimento 5 Stelle, il quale sposa la tesi del ministro sulla necessità di sottoporre tutte le grandi opere a una valutazione costi-benefici.
«È il nostro modo di lavorare – dice Currò – quando i costi sono superiori ai benefici non ha senso insistere. Per quanto, nel caso specifico della Pedemontana, ci sono da calcolare anche le opere complementari, che valgono come risarcimento del danno ambientale subìto dal territorio».
L’esempio di Currò è il comune di Grandate, «tagliato in due» dall’autostrada. È ovvio che nel caso in cui i lavori fossero fermati, si dovrebbero comunque garantire proprio le opere complementari.
Ma i dubbi restano. Così come le distanze con la Lega. «A priori – aggiunge infatti Currò – non sono per il completamento. Credo che sia giusto fare la valutazione indicata dal ministro. So che la Lega ha un’opinione diversa, ma resto convinto che sul tema delle grandi opere serva un piano complessivo». Verificare costi e benefici richiede tempo. Cosa che a Currò non sfugge: «La ricognizione è in atto, ma è chiaro che ci sono priorità come la Tav che vengono prima di altre».

3 Agosto 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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