Per la Provincia il destino è segnato ma il futuro è misterioso

Enti locali – Anche Lecco, Varese, Sondrio e Monza-Brianza dovrebbero venire abolite. Domani vertice a Verona tra le amministrazioni di Lombardia, Piemonte e Veneto
L’unica certezza è che Como sarà cancellata perché non rispetta uno dei parametri fissati dal governo
L’unica certezza, per il momento, sembra essere che la Provincia di Como, almeno nella sua veste attuale, non esisterà più.

Se il territorio lariano soddisfa i requisiti previsti dal governo sul fronte della popolazione residente, non altrettanto vale per l’estensione. In mancanza di uno dei criteri, dunque, l’ente è destinato a essere soppresso. Sul fronte dei possibili accorpamenti, però, gli scenari possibili sono molteplici e nulla è stato ancora definito.
Domani, a Verona, è in programma un primo incontro delle Unioni provinciali del Nord (Lombardia, Veneto e Piemonte), pronte a dare battaglia contro la rivoluzione varata dal governo di Mario Monti.
Venerdì, il consiglio dei ministri ha approvato i criteri per il riordino complessivo degli enti territoriali. Como, con una superficie di 1.288 chilometri quadrati – pochi rispetto al minimo di 2.500 fissato dal governo – è destinata a scomparire come entità amministrativa autonoma. Difficile però immaginare i possibili accorpamenti, visto che, sempre in base ai criteri annunciati, sono destinate a essere soppresse – sono dunque in teoria aggregabili a Como – anche tutte le Province confinanti con Como, ovvero Lecco, Varese, Sondrio e Monza-Brianza (che potrebbe però sopravvivere perché confinante con Milano, destinata a diventare una delle 10 Città metropolitane d’Italia).
In Lombardia, inoltre, avrebbero il destinato segnato anche Lodi, Mantova e Cremona. Oltre a Milano, le uniche a sopravvivere saranno Bergamo, Brescia e Pavia.
«Ci sarà quasi certamente un accorpamento, ma non si sa ancora quale, anche se l’ipotesi più logica e sensata per Como sarebbe un’unione con Lecco – dice Pietro Cinquesanti, ultimo assessore ai Lavori pubblici di Villa Saporiti – Purtroppo, la legge è stata fatta a tavolino senza guardare la realtà sul territorio. I più grossi problemi, in base alle novità annunciate dal governo, saranno la gestione dell’urbanistica e dell’edilizia scolastica. Ho seri dubbi sul fatto che i Comuni possano finanziare e garantire la manutenzione e le opere necessarie, soprattutto sul fronte delle scuole superiori. Speriamo che ci sia tempo per ragionare e apportare miglioramenti alla nuova legge».
Stando alla documentazione ufficiale finora disponibile (il decreto legge 95/2012), le Province che rimarranno in essere avranno competenza in materia di «ambiente, soprattutto per il settore discariche, trasporti e viabilità, anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade».
Resta ancora da capire, però, quale sarà esattamente il destino dei dipendenti delle amministrazioni provinciali e come sarà gestito il passaggio ai Comuni delle altre competenze fino a questo momento in carico alle Province.
Le amministrazioni destinate a sparire sono già sul piede di guerra. Per domani, le Unioni provinciali del Nord di Lombardia, Veneto e Piemonte hanno convocato un incontro a Verona per fare il punto «sulla difficile situazione che si prospetta per i territori a causa di questa lacunosa riforma e per stabilire insieme una strategia comune».
La Provincia di Como, per quanto ormai commissariata e quindi di fatto senza più un’amministrazione, dovrebbe partecipare al vertice. Quasi sicuramente al tavolo siederà il commissario, Leonardo Carioni, che potrebbe però essere accompagnato da altri componenti dell’ultima giunta.
«È un provvedimento inaccettabile – attacca Massimo Sertori, presidente della Provincia di Sondrio e nuovo presidente dell’Unione Province Lombarde – perché approvato prima della conclusione dell’iter parlamentare e in totale contrasto con la Costituzione, visto che non tiene conto delle peculiarità dei diversi territori e anzi ignora parametri cruciali come il numero di comuni e il Pil».
«Non vogliamo subire passivamente questa deriva di centralismo – aggiunge Sertori – che abbatte enti democraticamente eletti e penalizza con tagli pesanti e lineari proprio i territori più virtuosi, mettendo in serio pericolo la garanzia dei servizi ai cittadini. Le Province del Nord si riuniranno per fare sistema e mettere a punto un’azione forte e condivisa contro questa riforma».

Anna Campaniello

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