«I tuoi fogli, precisa / vaghezza, dimorano / assorti in radure. / Non si cura di loro / la sabbia, solerte ricopre / le rive – non c’è acqua / che basti ai deserti». Da Moretti e Vitali di Bergamo esceLa dimora insonne, nuova raccolta di Daniela Pericone, con un ampio saggio critico di Alessandro Quattrone, poeta e traduttore comasco. «Daniela Pericone continua a serbarsi fedele all’idea di una poesia baluginante, preziosa, a volte oscura e impervia, fatta di metafore ventose e severe, di immagini misteriose, di barocche accensioni» scrive Giancarlo Pontiggia presentando il libro.E scrive a proposito della poesia dell’autrice calabrese Quattrone spiega: «Questa poesia potrebbe essere definita astratta. Ma si deve sgombrare il campo da possibili equivoci in proposito. L’astrazione qui non è mancanza di realtà, ma rielaborazione, o addirittura redenzione della realtà stessa». Dato che all’autrice interessa «trasformare la realtà in linguaggio, più che rappresentarla». Ecco quindi scrive Quattrone che siamo di fronte a una poesia «che prevede il rigoroso collocamento di ogni parola, di ogni suono, di ogni accento. Nei versi non c’è niente di casuale. Siamo di fronte a un linguaggio distante tanto dalla facilità colloquiale quanto dalla predominante koinè poetica contemporanea». Quanto basta per definire l’esperienza di Pericone una delle letture più feconde in poesia degli ultimi anni.
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