Perizia da brivido sul Viadotto dei Lavatoi: «Lacune, superficialità ed errori macroscopici»

viadotto dei lavatoi

I tecnici del Tribunale hanno depositato questa settimana la consulenza sullo stato del ponte

«Lacune inammissibili», documenti mancanti o non firmati, «superficialità», addirittura «errori costruttivi macroscopici» e interventi (da compiere) ritenuti «urgenti e doverosi», in quanto l’opera è «potenzialmente pericolosa». È un viaggio da brividi lungo oltre cento pagine la relazione definitiva – per conto del Tribunale di Como – degli ingegneri Bernardino Chiaia e Fabrizio Mario Vinardi sul “Viadotto dei Lavatoi”, consulenza d’ufficio che si è resa necessaria dopo la richiesta di accertamento tecnico preventivo promossa dal Comune di Como. La perizia è stata depositata questa settimana, dopo un lavoro di oltre un anno con più sopralluoghi sul ponte e scambi (più che altro richieste) di documentazione in alcuni casi mancante e mai consegnata da parte degli uffici competenti. Quello che ne esce – e che verrà ora valutato dal Tribunale – è uno spaccato desolante su quella che avrebbe dovuto essere (ed è) l’opera viabilistica più importante della città e che invece viene dipinta come una (im)perfetta sintesi di inadempienze che coinvolgono tutti, da Palazzo Cernezzi a chi materialmente ha eseguito i lavori.

I documenti scomparsi
Le prime “bordate” arrivano quando viene affrontato il tema della Variante al progetto originale, definita «un progetto ex novo» dove però manca «la relazione di calcolo di progetto esecutivo delle nuove opere». Le ragioni per cui sia stato necessario «apportare modifiche strutturali tanto radicali» per i periti «non appaiono del tutto evidenti». Ma tutta la documentazione del viadotto, da qui in avanti, si fa «confusa, priva di firme, con datazioni contraddittorie… tali da rendere impossibile una lettura tecnica chiara e univoca del progetto». «La documentazione completa relativa al progetto di Variante non risulta presente negli uffici del Comune… ed essendo inesistenti buona parte degli elaborati previsti per legge, ne consegue che essi non sono stati oggetto di approvazione». La conclusione è la seguente: «Il Comune potrebbe aver consentito la realizzazione di un’opera priva in parte degli elaborati progettuali necessari». Opera che, per tutti questi motivi, è «difficilmente verificabile a posteriori». Ma a mancare sono anche il giornale dei lavori, il verbale di visita del collaudatore statico, e addirittura il piano di manutenzione, documento che è obbligatorio per legge.

Tre ispezioni in 14 anni
I periti del Tribunale chiamano in causa pesantemente «la superficialità del controllo da parte del Comune e delle figure tecniche nominate». I due ingegneri sottolineano come «alla data del 18 settembre 2018 – ultimo sopralluogo – non risultano ancora assunte azioni correttive». E soprattutto, «complessivamente in 14 anni si ha evidenza certa di solo 3 ispezioni, dalle quali sono sempre emersi gravi vizi in grado di compromettere potenzialmente le condizioni statiche». Secondo le normative, le ispezioni minori – giusto per fare un esempio – dovrebbero essere programmate con frequenza almeno trimestrale, mentre i controlli tecnici approfonditi devono essere fatti una volta all’anno. A Como, come detto, sono stati fatti tre volte in 14 anni. Un po’ poco, soprattutto in un’opera costruita – sempre secondo gli ingegneri del giudice – con «errori costruttivi macroscopici».

L’innesto con la Pedemontana
Una sezione della consulenza è dedicata anche alle opere di adeguamento del viadotto alla Pedemontana. Innesto – con il Viadotto del Lavatoi – che si caratterizzerebbe per una «non corretta progettazione», elemento che (seppur non al centro dell’attenzione dell’accertamento tecnico preventivo) «dovrà essere sanato».

Un’opera pericolosa
Insomma, a parere dei periti del Tribunale di Como l’opera è «potenzialmente molto pericolosa», con la nota conseguenza «di aver da tempo inibito» il passaggio dei mezzi pesanti. La funzionalità di «gran parte degli appoggi è compromessa» e la «messa in opera di interventi definitivi di adeguamento non solo è assolutamente necessaria, ma è anche doveroso che venga effettuata con la massima urgenza».

Un milione di euro di costi
In merito alla valutazione dei costi, questi si aggirerebbero attorno al milione di euro, (971.133,76), «senza quantificare i costi derivati dalla chiusura del viadotto».

Il rischio occulto
Non è finita. Come non bastasse il quadro fin qui descritto, i periti individuano anche quello che – pur non essendo tema all’ordine del giorno per la consulenza – viene definito un «grave rischio occulto». «Si ritiene doveroso segnalare in questa sede – scrivono – un ulteriore aspetto. Si rileva la presenza su alcune travi di segni di colore scuro che potrebbero essere ricondotti a segni di degrado (corrosione) dei cavi per presenza di acqua nella guaina. Tale aspetto deve essere urgentemente e accuratamente indagato».

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