Perquisizioni a tappeto: trovati contanti e documenti. Simona Secchi si “proponeva” per il post-Pennestrì

Palazzo di giustizia, tribunale di Como (via Cesare Battisti)

Sono stati ben 75 gli «obiettivi perquisiti» nel corso dell’esecuzione delle 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari notificate dalla guardia di finanza la mattina di martedì.
Una operazione che è scattata quando erano da poco passate le quattro della mattina e che ha messo in strada ben 150 uomini ognuno con un proprio target da raggiungere. Un lavoro che si è concluso solo in serata, con case e uffici degli iscritti sul registro degli indagati che sono stati passati al setaccio.
Oggi intanto, in collegamento web tra il Tribunale di Como e il carcere del Bassone, inizieranno gli interrogatori degli arrestati. I primi ad essere sentiti dal giudice delle indagini preliminari Maria Luisa Lo Gatto (la firmataria dell’ordinanza) saranno i due indagati finiti in cella, ovvero Roberto Colombo (assistito dall’avvocato Davide Giudici) e Simona Secchi, commercialista che avrebbe condiviso i metodi e i contatti di quello che è stato definito il “sistema Pennestrì”. Ovvero, il pagare tangenti a funzionari corrotti per far ottenere vantaggi fiscali a clienti dello studio. La Secchi sarà rappresentata dal legale Marco Franzini. Gli interrogatori sono programmati per la mattina, mentre non è ancora stato redatto il calendario di quando verranno sentiti gli indagati finiti ai “domiciliari”.
Come detto, secondo le ipotesi di accusa formulate dal pm, la commercialista sarebbe stata – con Antonio e Stefano Pennestrì, che hanno già definito la loro posizione con la giustizia – «l’ideatrice di un sistema di frode fiscale consistente nell’indurre società sportive a emettere fatture per operazioni inesistenti a clienti dello studio».
Anche dopo gli arresti dei Pennestrì, si legge nell’ordinanza, la commercialista si sarebbe proposta come la professionista con cui continuare i rapporti aperti: «Mi disse che per settembre avrebbe aperto un nuovo studio – hanno raccontato degli indagati – e che si stava riorganizzando».
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