Perugia-Como, un confronto dal sapore antico

Renato Curi

Una gara di tradizione con in campo due formazioni che, seppur senza vincere scudetti, hanno scritto pagine importanti nel torneo di serie A. E, non a caso, nelle varie classifiche perpetue che si trovano on-line, Como e Perugia sono vicine (anche se con gli umbri in vantaggio) attorno al trentesimo posto. A suo modo un confronto che è una “classica”.
Le due squadre si ritroveranno sabato alle 18 nella prima sfida della Supercoppa di serie C, torneo che mette a confronto le prime dei gironi di Lega Pro. Chi perde (o il Perugia in caso di parità), affronterà poi la Ternana il 15 maggio. L’ultimo match, infine, il 22.
Como e Perugia si sono peraltro incrociate negli ultimi campionati di A e B della formazione lariana. Nel torneo 2002-2003, in A, a Perugia gli umbri vinsero per 3-0 con reti di Massimiliano Fusani, Fabrizio Miccoli e Mauro Milanese. Al ritorno al Sinigaglia 1-1 finale con azzurri in vantaggio con Nicola Amoruso, raggiunti da Miccoli in zona Cesarini, al 91’.
Nel campionato di B 2015-2016, nuova affermazione casalinga dei “grifoni” per 2-0 (realizzazioni di Lorenzo Del Prete e Matteo Ardemagni) e al ritorno affermazione del Como per 1-0, con gol di Simone Andrea Ganz.
Le storie di Perugia e Como sono caratterizzate anche da una serie di giocatori significativi che hanno militato nelle due formazioni. Tra loro il bomber, recentemente scomparso, Paolo Rossi (“meteora” sul Lario e in biancorosso alla fine degli anni ’70). Nei primi anni ’80 giunsero al Como due “gioielli” del club umbro, il difensore Claudio Ottoni e l’attaccante Moreno Morbiducci. In tempi più recenti si ricordano Simone Braglia, Anselmo Robbiati, Gianfranco Matteoli e Nicola Amoruso. È di Perugia, anche se non ha mai giocato con i “grifoni”, Carlo Sabatini, l’allenatore che guidò il Como in B nel 2015.
Ma soprattutto, se si parla di ex, il pensiero va a Renato Curi, nella foto, a cui è stato dedicato lo stadio della città umbra. E domenica scorsa, indossando la maglia numero 8, la sua, i giocatori biancorossi di oggi gli hanno dedicato la promozione in serie B.
Il 30 ottobre del 1977 Renato Curi perdeva la vita per un problema cardiaco sul terreno dello stadio di Perugia durante la partita tra i “grifoni” umbri e la Juventus.
Al 5’ della ripresa Curi, che aveva 24 anni, si accasciò al suolo e pochi minuti dopo i medici dichiararono la sua morte. Vani i tentativi di rianimarlo.
Renato era centrocampista del Perugia allenato da Ilario Castagner. In quella squadra anche Pierluigi Frosio (mister del Como all’inizio degli anni ’90), Salvatore Bagni, Walter Sabatini e l’interno Franco Vannini. Proprio Vannini e Curi, nella stagione 1973-1974, erano stati compagni di squadra nel Como, in serie B, prima del trasferimento, in contemporanea, in Umbria.
Nel suo anno in riva al Lario Renato Curi aveva disputato 24 incontri, segnando una rete. Il rapporto tra Curi e l’allenatore dell’epoca, Pippo Marchioro, non era dei migliori e questo sicuramente pesò quando al termine della stagione i dirigenti lariani scelsero di far partire il giocatore, che nell’esperienza sul Lario non era riuscito a esprimersi al meglio.
In precedenza Curi aveva militato nel Giulianova, tra serie D e C, dove era stato un titolare fisso già all’età di diciassette anni.
Nella partita in cui è scomparso, Curi non avrebbe dovuto giocare per un problema a una caviglia dopo una botta rimediata in settimana in allenamento. «Ce la faccio lo stesso – aveva detto alla vigilia – contro la Juventus voglio essere in campo».

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