Pil del Ticino: un decennio di crescita costante interrotto dalla pandemia

Canton Ticino

Quasi trentun miliardi di franchi, tanto aveva prodotto il Canton Ticino nel 2018, aumentando il Pil del 3,8% rispetto all’anno precedente, il 2017. Un balzo difficile da replicare quest’anno, visto che si è aperto all’insegna di un’emergenza sanitaria tuttora irrisolta. Anzi, con un inasprimento delle misure di contenimento della pandemia in tutta la Svizzera. Fino al 28 febbraio, come è noto, nell’intera Confederazione ristoranti, impianti sportivi e strutture per la cultura e il tempo libero rimarranno chiusi, così come i negozi che non vendono beni di prima necessità.
Nei giorni scorsi l’Ufficio federale di statistica ha pubblicato l’andamento del Prodotto interno lordo nel decennio 2008-2018, disaggregando i dati a livello dei singoli Cantoni. Nel 2018 il Pil del Ticino è stato pari a 30 miliardi e 973 milioni di franchi (quasi 29 miliardi di euro), con una crescita del 3,8% rispetto all’anno precedente, superiore alla media dell’intera Svizzera, ferma al 3%.
Nel 2008 il Pil ticinese era a quota 26 miliardi di franchi e nel corso del decennio preso in considerazione dall’Ufficio federale di statistica è cresciuto costantemente, salvo una piccola contrazione nel 2017. Una marcia a passo sempre più svelto, che ha dovuto però fare i conti con la pandemia e con le sue pesanti ripercussioni sui mercati di tutto il mondo. Inevitabile, dunque, una battuta d’arresto, peraltro condivisa dall’intera economia elvetica.
Secondo le ultime stime della Banca nazionale svizzera (Bns), pubblicate nel bollettino trimestrale diffuso nello scorso dicembre, il Prodotto interno lordo della Confederazione ha subìto nel 2020 una contrazione del 3%. La stessa Bns, immaginando che fino alla prossima primavera le misure anticontagio non potranno essere allentate e subordinando in ogni caso le valutazioni all’andamento della pandemia, ha stimato per quest’anno una crescita del Pil che dovrebbe oscillare tra il 2,5% e il 3%.
Come scrive la Banca nazionale svizzera nel bollettino dello scorso dicembre, si tratta di «previsioni soggette a grande incertezza» proprio per l’incognita rappresentata dal Covid-19. In ogni caso, si legge ancora nel bollettino di fine 2020, quest’anno la ripresa sarà «incompleta» per l’economia elvetica, che non tornerà ancora ai fasti dell’epoca precedente al Coronavirus. Canton Ticino compreso.
Andando a considerare il valore medio del Prodotto interno lordo dei singoli Cantoni nel decennio 2008-2018, emerge che il Ticino, con una media di quasi 30 miliardi di franchi, si piazza all’ottavo posto. Zurigo guida la classifica con oltre 140 miliardi di Pil, seguito da Bellinzona e dai Cantoni Vaud, Ginevra, Argovia, San Gallo, Basilea e, in ottava posizione, il Ticino. In fondo alla graduatoria, i Cantoni di Obvaldo, Uri e Appenzello Interno.
Sempre nel decennio preso in esame dall’Ufficio federale di statistica, in Ticino è cresciuto di pari passo anche il Pil pro capite: nel 2008 ogni abitante del Cantone ha prodotto in media ricchezza per 79.914 franchi, saliti a 87.612 nel 2018, anche in questo caso con un passo indietro nel 2017 (83.712 franchi contro gli 86mila del 2016).
L’andamento per settori
Nel 2018 il Prodotto interno lordo dell’intera Svizzera è stato pari a 719,6 miliardi di franchi ed è cresciuto del 3%, facendo segnare un’accelerazione rispetto al 2017, quando l’incremento nei confronti dell’anno precedente era stato più limitato (+1,6%).
«Alcuni settori industriali – si legge nell’analisi dell’Ufficio federale di statistica pubblicata nei giorni scorsi – sono stati di sostegno all’attività economica svizzera, in particolare l’industria farmaceutica (+10,7%), la fabbricazione di computer, i prodotti di elettronica e ottica (+11,6%), la produzione e distribuzione di energia (+14,7%), nonché il settore sanitario (+3,5%) e quello bancario (+3,2%)».
Segno meno, invece, per il commercio, sia all’ingrosso (-2,9%) sia al dettaglio (-1,5%), che erano già in difficoltà nel 2018 e che quest’anno, come nel 2020, dovranno fare i conti con il calo dei consumi imposto dalla pandemia.
Nel 2018, sempre secondo l’Ufficio federale di statistica, «i motori economici regionali della Svizzera sono stati i Cantoni di Neuchâtel (+5,1%), Vaud (+4,9%), Giura (+4,3%), Vallese (+4,2%) e Zurigo (+4,1%), che si sono distinti per l’entità delle loro performance». Inoltre, «Neuchâtel e il Giura hanno beneficiato principalmente della ripresa del settore dell’industria dell’orologeria, punto di forza dell’economia regionale. Basilea (+3,1%) ha proseguito il suo slancio economico positivo, stimolato dalla congiuntura favorevole del ramo dell’industria farmaceutica».

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