Politeama, area dismessa appesa a un filo. La politica s’interroga sulla scomoda eredità

Como, Politeama cineteatro chiuso dal 2005

Sono 2.387 metri quadrati di superficie fondiaria tra viale Cavallotti e piazza Cacciatori. Che la Regione Lombardia ha catalogato come “area dismessa”.
E lo stesso si appresta a fare il Comune di Como in una apposita delibera di giunta che dovrebbe elencare tali aree in città (una settantina) in vista di una auspicata rigenerazione urbana se mai si riuscirà a uscire dal pantano della pandemia.
Stiamo parlando dell’ex cineteatro Politeama di Como, un gigante ferito al cuore che silenziosamente si sgretola (l’estate scorsa è anche stato oggetto di una effrazione da parte di ignoti), minato da infiltrazioni di umidità e degrado e anche da una recente crepa sulla facciata a Ovest (all’interno, un servizio di Espansione Tv l’altra sera ha rivelato che corrisponde anche a un pilastro) che non promette nulla di buono.
L’edificio inaugurato nel 1910 e inattivo dal 2005 è giunto al Comune di Como in eredità per l’82% delle quote. In attesa della prossima settimana, quando si conosceranno i soggetti che si sono fatti avanti per rilanciare il destino del Politeama (24 le candidature arrivate al tavolo di co-progettazione tra pubblico e privato messo in campo dalla “Società del Politeama srl”) la politica cittadina si interroga sul caso e chiarisce le posizioni.
Enrico Cenetiempo, capogruppo di Forza Italia a Palazzo Cernezzi, dieci anni fa era assessore al Patrimonio. «Sono riuscito a portare le quote del Comune al 98%, il progetto era acquisire quelle in mano ai privati. Occorrevano 400mila euro. Poi però il consiglio a furia di emendamenti fece sfumare il piano e non se ne fece nulla. Ed ecco ora i risultati: amara constatazione».
Da parte sua Stefano Fanetti, capogruppo del Partito Democratico in Comune, sostiene che «le condizioni difficili del Politeama sono un vero colpo al cuore per tutti i comaschi che vorrebbero vedere la struttura tornare a essere un punto di riferimento per cultura e spettacolo. Sarebbe un vero peccato se a causa del degrado strutturale, risultato di anni di abbandono, la città dovesse dire addio a un proprio luogo storico. La priorità è che il Politeama sia parte del futuro di Como, non solo del suo passato. Auspico che i soggetti che hanno dimostrato interesse a partecipare alla riqualificazione del Politeama possano intervenire al più presto per dare un futuro alla struttura e impedire che diventi un’altra area abbandonata».
Sempre dai banchi dell’opposizione, il numero uno di Civitas Bruno Magatti sottolinea un nodo tuttora irrisolto che è la madre di tutti i problemi: «La Società Politeama di cui il Comune ha l’82% e che è in liquidazione è appunto mista, benché la parte privata sia fortemente minoritaria ciò in passato ha impedito di poter accedere a fondi anche importanti per i necessari restauri. Il nodo rimane tale anche in presenza di soggetti che si facciano avanti per la gestione. Anche una eventuale ricapitalizzazione della società per salvare il valore patrimoniale dell’immobile non avrebbe senso in mancanza di un piano di gestione. Occorrerebbe anche domandarsi il senso di un secondo teatro, posto che la città di Como ha già a breve distanza il Sociale e forse non sarebbe in grado di reggere la presenza di un secondo teatro senza una selezionata diversificazione dei ruoli. Di fatto, se non si scioglie quel nodo il destino è che prima o poi il Politeama crolli. Dall’esterno i comaschi vivono l’illusione che l’impacchettamento dell’immobile sia preliminare a qualche intervento risolutivo, ma è solo un accorgimento precauzionale». «Personalmente – conclude Magatti – ritengo che prima vadano scritte accuratamente le regole del gioco con i rispettivi ruoli, per potere poi andare avanti. Si è parlato del bando i cui risultati saranno a breve svelati di una coprogettazione: auspico che non si costringa chi entra in gioco a diventare proprietario e che il Comune rimanga saldamente nella cabina di regia. E qui sta il problema: una giunta che è stata capace di perdere i finanziamenti per i giardini a lago, ho qualche dubbio che possa gestire in modo efficace una patata bollente come l’ex Politeama. La città è stanca, serve un cambio di passo».
Da parte sua il consigliere di Palazzo Cernezzi Vittorio Nessi della lista Scelta Civica torna a rammentare ai comaschi la lista delle priorità in materia: «L’amministrazione in tre anni e mezzo non ha affrontato la situazione ed è ancora in attesa di concertare un tavolo di progettazione. Ciò premesso, occorre mettere in sicurezza l’edificio con il rifacimento delle strutture fondamentali, ed è un compito che spetta al Comune come detentore dell’82% delle quote. Considerate le condizioni degradate, il prezzo di acquisto della residua parte in mano i privati non potrà che essere modesto. Spetterà al Comune, divenuto proprietario esclusivo, ricercare un progetto di sostenibilità pubblico-privato che appaia ragionevole rispetto all’investimento, modulando la destinazione anche alla convenienza dell’investimento stesso».
Per Alessandro Rapinese della lista “Rapinese sindaco”, «evidentemente in giunta sono troppo concentrati nello spostare il Comune in Ticosa per prendersi a cuore il caso, ossia prendere il telefono e fare appello a chi può investire e impegnarsi sul Politeama. Ora il Comune con il bando di coprogettazione realizza quello che proponemmo noi, inascoltati, anni fa».

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