Piscina di Muggiò chiusa, Dato: «Bisognava intervenire prima»

Il presidente di Pallanuoto Como, Giovanni Dato con la presidente di Unicef Como, Manuela Bovolenta

«La responsabilità da qualche parte andrà ricercata. Non per trovare un “colpevole” a tutti i costi ma per capire cosa sta succedendo. Per noi società sportive si tratta di un problema molto serio non poter disporre dell’impianto». A parlare è il presidente della Pallanuoto Como, Giovanni Dato, che dalla chiusura della piscina di Muggiò sta ricavando enormi problemi. «Abbiamo circa 140 atleti che quotidianamente devono affrontare problemi per potersi allenare. Si devono spostare in altre strutture, spendere soldi che difficilmente verranno in qualche modo rimborsati, ecco perché sarebbe almeno auspicabile capire cosa sta accadendo». E benchè non si sia alla ricerca di un “colpevole”, la posizione della Pallanuoto appare abbastanza chiara. «Sinceramente non possiamo che dire bene della Fin che negli ultimi anni si è sempre comportata egregiamente. È intervenuta per eseguire lavori anche oltre la propria competenza e si è dimostrata collaborativa. Forse si è sottovaluta la situazione dell’impianto, ormai molto vecchio anche se molto bello. Risale infatti al 1981», aggiunge Dato.
«Forse quando si sono verificati i primi seri problemi, come il cedimento di una piccola parte del controsoffitto lo scorso mese di maggio, bisognava immediatamente intervenire per capire la reale situazione della struttura e adoperarsi in tal senso».
Altro tema caldo la convenzione che non «capisco perché venga rinnovata di anno in anno. In questi casi, con una federazione come la Fin si dovrebbe sottoscrivere un accordo almeno decennale così da poter dare la possibilità alla federazione di programmare eventuali lavori e al concessionario di avere introiti certi», chiude Dato.

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