Piscina di Muggiò, profondo rosso, il conto degli ultimi 12 anni

Piscina Muggiò

Nel 2015 il progetto di ristrutturazione presentato dalla società dell’attuale assessore allo Sport, Marco Galli

È un pozzo senza fondo, da ovunque la si voglia guardare, la piscina olimpica di Muggiò, chiusa da oltre 600 giorni. Il Comune ha chiesto ora una perizia finanziaria – arriverà entro fine mese – per avere l’ultimo strumento di valutazione del piano presentato dai privati (capofila Nessi & Majocchi) per realizzare un nuovo impianto. Un partenariato pubblico-privato per rifare ex novo la piscina, gestirla e fare manutenzione per 20 anni.
Il progetto sfiora i 10 milioni: la parte degli impianti e dei lavori è stimata in 6 milioni 800mila euro, alla quale si aggiungono le spese tecniche dei collaudi, che portano ai circa 7,5 milioni finanziati attraverso il leasing. Troppi soldi forse? Lo diranno le perizie, ma intanto anche noi abbiamo fatto qualche conto di quanto sia costata al Comune di Como la piscina di Muggiò negli ultimi anni. L’impianto è del 1981, ma Palazzo Cernezzi non lo gestisce ormai da 25 anni, dal 1996, quando venne firmata la prima convenzione con la Fin.

Da allora il Comune ha però sempre dato un contributo al gestore. Il sito Internet di Palazzo Cernezzi consente di risalire con un paio di clic alle determine dirigenziali degli ultimi dodici anni. Sono oltre cinquanta i documenti che riguardano l’impianto sportivo, dai lavori di somma urgenza nel gennaio 2009 fino all’ultimo rimborso di 95mila euro dato dalla Federnuoto, per il periodo in cui la convenzione era già scaduta e la piscina chiusa, ovvero dopo il 1° luglio 2019. Sì, perché acqua, riscaldamento, luce e utenze si sono dovute pagare anche a impianto chiuso. La Fin ha presentato i giustificativi di quasi 105mila euro per le spese fino a dicembre 2019. Bruscolini però, a fonte dei milioni usciti dalle casse del Comune in questi anni, tutti nero su bianco con documenti firmati dai dirigenti. Senza contare i giorni di lavoro impiegati dagli uffici per la gestione di un impianto-voragine. Le responsabilità politiche non sono di un’unica parte, dato che il periodo analizzato copre tre amministrazioni. Il 2° mandato Bruni (fino a maggio 2012), la giunta Lucini (fino a giugno 2017) e l’attuale amministrazione Landriscina. I guai iniziano subito.

Nel 2009 il Comune sta versando alla Fin 60mila euro di contributo all’anno per le utenze, peccato che la gestione abbia un disavanzo di circa 150mila euro. La Fin non ce la fa e vuole andarsene. Ecco che inizia il rimpallo. All’orizzonte c’è infatti un project financing per il nuovo polo dello Sport a Como, con tanto di piscina. «I lavori inizieranno nell’estate del 2011», si legge nelle determine. Pensare a mettere mano agli impianti per abbassare i costi non conviene, meglio dare 150mila euro all’anno al gestore fino al 30 giugno 2011. La giunta approva, siamo al dicembre 2009. Sì, perché nel nuovo progetto ci sono un milione 600mila euro per «interventi tecnologici sulla struttura natatoria». Inutile dire che a giugno 2011 le ruspe a Muggiò non si sono mai viste. A marzo il Comune rinnova la concessione alla Fin, ma a 180mila euro all’anno, sperando che entro l’estate 2012 ci siano i lavori della “Cittadella dello Sport”. Il 30 giugno 2012 scade il contratto. La giunta è cambiata, si chiede alla Fin di gestire per un altro anno a 180mila euro.

A fine 2012 il “project financing” del Villaggio dello Sport viene stralciato dal Pgt, nuovo passo indietro del Comune, che pensa a una gestione lunga dell’impianto «che dovrebbe permettere la riduzione degli impegni economici dell’Amministrazione», si legge.
L’Ufficio tecnico comunale rileva nel frattempo la «consistenza e la portata degli interventi tecnologici e strutturali da operare sulla struttura». I lavori di ristrutturazione vengono stimati in 3 milioni e mezzo di euro. Intanto, il 30 giugno 2014, scade la convenzione. L’assessore allo Sport è Luigi Cavadini, incontra il presidente della Fin, Danilo Vucenovich. Federnuoto è disposta a proseguire nella gestione per permettere al Comune di «pianificare il futuro della struttura». La prima proroga è di un mese, per 15mila euro, poi si arriva all’accordo fino al giugno 2015, per 245mila euro.
Nessuno sconto è praticabile infatti, visto che la gestione Federnuoto perde ancora 65mila euro l’anno. Si confida di abbattere i costi collegando la piscina a Comocalor. Iniziano ad emergere le necessità inderogabili di intervenire con la manutenzione straordinaria. Solo la sostituzione dei filtri della piscina costa 150mila euro. L’ultimo intervento sull’impiantistica del resto risale al 2001. Oltre un miliardo di vecchie lire, solo per gli impianti meccanici, elettrici e di regolazione automatica.
Ma i guai sono soltanto all’inizio. Nel 2015 interviene infatti la Commissione di vigilanza.

Vengono chiesti una serie di lavori di “messa a norma”. Solo per le luci, il Comune spende 45mila euro. La convenzione con la Fin nel frattempo è scaduta e viene rinnovata per 260mila euro. Piccola parentesi. Il 19 giugno 2015 l’Ice Club Como Asd, che allora era presieduto dall’attuale assessore allo Sport, Marco Galli presenta una proposta per gestire e rinnovare la piscina. Il Comune spiega che si tratta di «un’istruttoria complessa che non può essere operata nei termini della scadenza del contratto con l’attuale gestore». Non se ne è più saputo nulla. Rinnovo con la Fin a 260mila euro, fino al giugno 2016. Negli ultimi cinque anni si presenta ancora il conto della sicurezza strutturale e impiantistica. Circa 15mila euro per le vie di fuga e 25mila per difformità nell’impianto antincendio. Si arriva al rinnovo con la Fin, ancora annuale a 260mila, scadenza giugno 2017. Altri 5mila euro o poco meno servono per delle perdite alla tubazione di ricircolo. Quindi le verifiche di sicurezza sismica, per 18mila euro. Si arriva così all’ultimo biennio di rinnovo della convenzione, il costo? Sempre 260mila all’anno fino al 30 giugno 2019. Questa potrebbe essere l’ultima spesa, se non vi fossero stati altri 57mila euro o giù di lì per la sicurezza, 42mila per l’accesso ai servizi igienici, oltre a 85mila per rimuovere e mettere in sicurezza il controsoffitto. Noi abbiamo contato dal 2009 a oggi oltre due milioni e mezzo di euro spesi dal Comune per la piscina. Giusto forse attendere l’ultima perizia, ma prima o poi qualcuno dovrà anche chiudere il rubinetto.

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