Pitti rilancia la cravatta

La modaoltre la crisi – I pareri degli imprenditori
e degli stilistiIl menswear presentato a Pitti Immagine Uomo e in passerella da ieri a mercoledì prossimo a Milano Moda Uomo sta fotografando un ritorno deciso della cravatta come simbolo di eleganza.
La camicia ha ritrovato la sua vecchia alleata pur declinata non solo in chiave classica, come ha sottolineato a  “Vanity Fair”  Antonio Cristaudo, responsabile marketing e sviluppo di Pitti Immagine: «Le proporzioni saranno slim, i tessuti atipici, meglio se in stoffa, e la solita punta finale cederà il passo a modelli che terminano dritti».

E nell’appuntamento strategico di Firenze non sono mancati pure stravaganti utilizzi del tessuto di cravatteria, come le scarpe di Alouette, sneaker realizzate con pezzi di foulard, inserti di pizzo macramè e addirittura con tessuto ricavato da coloratissime cravatte.
Un segnale positivo per il tessile made in Como? I pareri degli imprenditori sono naturalmente cauti, vista la congiuntura attuale che non permette troppi voli pindarici.
«Ho girato un paio di giorni tra i padiglioni di Fortezza da Basso – spiega Sandro Tessuto, presidente della Clerici Tessuto – e confermo di aver respirato un certo tipo di folklore e di interesse ad approfondire accessori e tessuti preziosi. Pitti è solo una vetrina, ma le sensazioni sono buone. Mi aspetto un ritorno all’accessorio artigianale di lusso, non standardizzato. Si tratta di un mercato per le griffe, le firme, purtroppo mai più torneremo ai volumi di un tempo».
Anche per Moritz Mantero ,presidente dell’omonimo gruppo, «un uomo elegante non va mai a collo nudo. Che scelga una cravatta, una sciarpa, un ascot o un pezzo di seta poco cambia. Pitti è una vetrina internazionale e quello che si vede a Firenze è un’anticipazione della moda della strada, che da qualche tempo utilizza la cravatta anche in maniera meno formale, collegata a un modo di vestire elegante e positivo. Per Como questa è sicuramente una buona notizia».
Enzo Molteni, ad del converter Viemme, è un fedelissimo di Pitti Uomo, dove da presidente dei fabbricanti di tessuti per cravatte comaschi organizzò anche mostre di successo sull’accessorio maschile. «A Pitti, ma più in generale nel mercato dell’accessorio maschile, in questo momento vive un trionfo della sciarpa e della pochette da tasca – spiega Molteni – Basta un fazzoletto anche su una giacca aperta, come dicono gli anglosassoni, per fare dressy, vestito. Così si producono diverse sciarpe jacquard, ma anche con stampe classiche e fantasia».
«Questo vale per l’Italia, ma anche per il Giappone ad esempio – aggiunge l’imprenditore – Il deperimento generale della cravatta è un po’ meno evidente se l’accessorio viene fatto con supporti tecnici diversi. Per l’inverno con la lana o con misti lana, per la primavera con lino e cotone. Si tratta di cravatte molto curate per le grandi firme, che continuano a vendere molto bene».
L’accessorio classico continua ad essere invece venduto «sui mercati emergenti. Dalla Cina a Hong Kong alla Russia». E sulle forme? Kiton, un brand da sempre sinonimo di eleganza, ha portato a Pitti una cravatta leggermente allargata, da 9 centimetri.
«L’abbiamo vista ed è un ottimo segnale per Como. In generale si continua a produrre l’8 centimetri, 8 centimetri e mezzo. Negli ultimi anni la tendenza è stata tra i 7 e 8 e mezzo. Tornerà anche il farfallino, il papillon», conclude.
E gli stilisti comaschi cosa dicono? Beppe Spadacini da tempo ha lasciato il mondo della cravatta, ma continua ad avere un osservatorio privilegiato sulla moda. «Tempo fa ho preso un vecchio pezzo di tessuto con un disegno a pelle di anaconda e ho fatto realizzare una cravatta, mi chiedono tutti dove l’ho comprata – dice Spadacini – Purtroppo i tempi d’oro dell’accessorio maschile sono finiti per sempre. Ho visto la proposta di Kiton e dei 9 centimetri. Certo, per chi fa capi di alta moda più la cravatta è larga più si può lavorare. Se invece abbiamo una striscetta è tutto più difficile. Io continuo a indossare la cravatta tutte le sere. Ci sono ambienti in cui è impossibile pensare agli uomini senza cravatta. Quando ne compro una la scelgo stretta. Ma più che altro perché mi fa sentire giovane». Per lo stilista e designer Fabio Panzeri invece la cravatta potrebbe anche scomparire. «Sono contento che non tornerà più come una volta – dice – Ma d’altra parte credo che continuerà a fare parte della vita di un certo tipo di persona».
«Se parliamo di gusti, io non considero la cravatta un oggetto fashion in grado di contraddistinguere l’eleganza. Diversamente è un accessorio identificativo di un certo tipo di cliente élitario. Si tratta di un parere soggettivo, ma perché, ripeto, parliamo di un capo molto distante dal mio stile». Panzeri fa anche degli esempi. «Una bella cravatta è come un bell’orologio. A parte i modelli di moda, un orologio si compra nel negozio di fiducia per le sue caratteristiche e mantiene un valore inalterato nel tempo».
«La cravatta e i foulard sono così, rimangono legati a un certo tipo di persone, ma non torneranno a essere indossate dalla massa. Posso paragonare il passaggio della moda della cravatta a quello della sneaker, la scarpa bassa da ginnastica. Per un po’ tutti le mettevano con tutto, pure con lo smoking. Ma si trattava di una forzatura poco credibile, così come tutte le mode, cravatta compresa, che oggi ha trovato la sua dimensione più consona».

Paolo Annoni

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