Poche idee ben confuse

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di Giorgio Civati

Alla fine di questo 2019 abbiamo idee sempre confuse. Per esempio sulla Borsa di Milano che quest’anno è stata la seconda migliore d’Europa, dietro solo alla Grecia. Sulla manovra finanziaria dello Stato approvata in una notte appena prima di Natale che dovrebbe veder viaggiare non ministri ma regali, e comunque “salvo intese”, formuletta che significa tutto e niente, che lascia ampio margine all’incertezza e alle possibili modifiche di provvedimenti che riguardano tutti noi, le nostre tasche. Ancora, sulla privacy che è una tutela ma anche un alibi: pensiamo al rifiuto di pubblicare i nomi di quanti hanno beneficiato di prestiti bancari mai restituiti. Privacy, appunto, a nostro modestissimo parere distorta come concetto e che ci impedisce quantomeno di schernire il tal industriale o il tal altro imprenditore perché avrà anche l’aereo privato, ma non rimborsa i debiti verso il sistema bancario. O, magari, di boicottare un locale perché usa il “nostro” suolo o i “nostri” beni – anche se ce ne dimentichiamo tali sono, infatti, gli spazi del Comune per esempio destinati a pizzerie o ristoranti, senza pagare l’affitto dovuto. Insomma, anche di recente e ancora una volta abbiamo sentito parlare di ricchezza cresciuta, grazie alle performances della Borsa; di tasse aumentate, diminuite, sparse a pioggia su merendine dolci e bibite altrettanto dolci ma per il nostro bene; di Iva che non aumenta grazie agli economisti della domenica e agli statisti dell’ultima ora che ci governano e via di questo passo.

Con grande confusione e poca la chiarezza. Ex Ilva a Taranto o Alitalia: qualcuno ha capito cosa succederà, per esempio? Ma anche, per stare più sul banale e guardare a questa nostra Como, qualcuno sa se è possibile suonare per strada? Se il modulo per fare la regolare domanda esiste?

Se e quando chiedere l’elemosina è un atto molesto? Forse il problema è che l’incertezza ormai fa parte del nostro Dna, di noi italiani ma anche di noi comaschi.

Che a parole, vorremmo regole e leggi fisse, annunciate per tempo, spiegate anche, e poi applicate con rigore.

E invece ci siamo talmente abituati a cavarcela, a cercare la scorciatoia, a trovare l’amico o il conoscente che aggiusta tutto, che alla fine ci va bene così.

Fossimo gente seria ci accorgeremmo che molti ci stanno solo prendendo in giro. Protesteremmo o magari anche no, ma comunque capiremmo che l’Italia e anche Como sono espressione nostra, non altro.

E invece no: siamo tutti capaci di criticare al bar, davanti a un caffè o a un bianco, ma cambiare le cose, via, vabbè, in fondo è un rischio. Buon 2020, nonostante tutto.

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