Poker di saggi al capezzale del Politeama

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Un poker di saggi dovrà indicare quanto vale e quanto è malato l’ex Politeama. Si è insediata i in luglio la commissione di esperti dai collegi di Ingegneri, Architetti, Geometri e Periti Industriali di Como voluta dal liquidatore della Società Politeama Francesco Nessi per verificare lo stato dell’immobile.
Si è già svolto un sopralluogo ed è stata presa visione della documentazione tecnica, dove però mancano i disegni originali.
Da metà settembre si entrerà nel vivo. Il malato è da analizzare a 360 gradi, non solo dal punto di vista edilizio (struttura e suo valore architettonico) ma anche per quanto riguarda la situazione degli impianti elettrico e idraulico, dato che è inattivo dal 2005, privo di adeguamenti e nel frattempo le normative relative possono aver subito non secondari aggiornamenti.
La revisione della stima dell’immobile richiederà molto probabilmente una integrazione dei documenti in possesso del liquidatore, e non è escluso che si debba partire da capo con un rilievo tecnico di tutto il Politeama che si dovrà rimappare centimetro per centimetro.
La struttura inaugurata nel 1910 e chiusa dal 2005, per la quasi totalità giunta in eredità al Comune di Como, attende compratori. Ma è anche vincolata in gran parte a scopi culturali oltre che essere un malato in agonia, con infiltrazioni e ammaloramenti che ne minano la pregevole struttura in cemento armato.
In attesa della perizia, rimangono sul tavolo le proposte di acquisto e gestione su due fronti.
Lo scorso giugno si era fatto avanti il cantante lirico comasco Marco Berti, riconosciuto a livello mondiale come tenore “verdiano” di spicco ed erede del grande Luciano Pavarotti, sceso in campo mettendo in contatto il liquidatore Nessi con una cordata di potenziali investitori. Da parte sua il Comune che detiene l’82% delle quote del Politeama non intende versare un euro per avere il 100% delle stesse in assenza di un progetto di restauro e soprattutto di gestione. Su quest’ultima vorrebbe voce in capitolo il Conservatorio Verdi di via Cadorna a Como, che ha sete di spazi e si è dato due anni per trovare (e pare non lontano dall’averli) i 4-5 milioni necessari a un restauro minimale della struttura.

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