Polenta e gallina aprono la stanza della poesia

altIl cantautore

(l.m.) A metà della prossima settimana finalmente conosceremo il titolo del suo nuovo album, il sesto realizzato in studio di una carriera in crescendo che nel 2011 l’ha portato al quarto posto al Festival di Sanremo con Yanez. Davide Van De Sfroos è il cantore del Lario, tra acque scure dai riflessi metallici, baie umide di pioggia e personaggi indimenticabili. Tra le sue canzoni più amate c’è una hit gastronomica come Pulenta e Galena Fregia, immancabile nei finali dei suoi concerti insieme

con La Curiera.
Non canta una ricetta ma un piatto povero e rustico – povero come il “tuscanell” che identifica un modo ruvido e umile di fumare e può anche dettare i versi di una poesia. È una ricetta, quella della canzone di Davide Van De Sfroos, che dà il la a una storia e sintetizza in poche strofe un intero mondo fatto di sorsi di vino sincero che aprono lo scrigno dei ricordi, dei “pensieri che fanno fracasso” e delle malinconie, rumori di vento e di pioggia che, come il gracchiare di radio d’antan, sanciscono più di tanti discorsi teorici e ideologici l’appartenenza a un territorio e alle proprie radici simboliche e ancestrali. È un fantasma che lascia tracce indelebili, la “gallina” di De Sfroos, e per questo forse è tanto amata dal pubblico fin dal lontano 1999, quando apparve nell’album Breva e Tivan.

Nella foto:
Davide Van De Sfroos

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