Politeama, appello alla società civile per il salvataggio

sopralluogo della sovrintendenza belle arti al Politeama di Como

Servono subito 100mila euro per ripristinare il manto di copertura

Appello alla società civile per salvare il Politeama. Centro polifunzionale (così fu pensato a inizio XX secolo) che ha tante potenzialità (18 metri di palcoscenico) ma rischia di diventare la seconda Ticosa di Como.
Ieri a Palazzo Cernezzi il commercialista comasco Francesco Nessi, liquidatore della società di diritto privato proprietaria dello storico cineteatro di piazza Cacciatori delle Alpi, di cui il Comune di Como ha in eredità l’82% delle quote, ha fotografato con il vicesindaco e assessore alle Partecipate Adriano Caldara una situazione allarmante. E le prospettive niente affatto semplici per uscirne. Si è accennato alla possibilità di una platea retrattile sotto il palcoscenico per ospitare eventi, si è parlato di un futuro in stile Blue Note milanese con concerti fra i tavolini del ristorante. Ma la realtà è più prosaica e grave e non ci sono concrete strategie di uscita.
Andiamo per gradi. Servono almeno 100mila euro per mettere in sicurezza il manto di copertura e impedire così al cemento armato, fiore all’occhiello dell’edificio progettato nel 1910 da Federico Frigerio, di deteriorarsi fino all’irreparabile.
E poi servono due milioni e 243 mila euro per chi voglia accaparrarsi l’intero immobile secondo l’ultima perizia redatta con stime al ribasso (la metà della precedente) dagli esperti degli ordini degli Architetti e degli Ingegneri e dei collegi dei Periti Industriali e dei Geometri intervenuti a titolo gratuito. Immobile che il liquidatore ha il mandato di vendere al migliore offerente. Ma così come è, con manutenzioni importanti che richiedono investimenti ingenti, nessuno lo vuole. Nè per uso alberghiero né come sede di spettacoli, né per sfilate né per la ristorazione. Nonostante Nessi abbia contattato «soggetti potenzialmente interessati» nei mesi scorsi, nessuno ha fatto manifestazioni di interesse concrete. Figuriamoci adesso, in tempo di Covid 19. Viene il sospetto che dietro l’angolo possa esserci qualche avvoltoio pronto a cibarsi del rudere, una volta raso al suolo dal degrado. Come uscirne allora?
Prima di tutto occorre reperire i fondi per l’emergenza. La Soprintendenza ha già autorizzato – ma va ancora formalizzato l’ok definitivo – l’uso a fini pubblicitari di una impalcatura che metta in sicurezza le facciate sulla piazza e lungo viale Cavallotti. Va detto che con l’emergenza Covid di mezzo la pubblicità è essa pure in crisi, per cui tale partita non sarà agevole. Dall’autunno se ne parlerà. Poi occorre, dice Nessi, «fare appello alla città affinché si creino le premesse per dar vita a un soggetto – ad esempio una fondazione – che nasca per gemmazione spontanea dal territorio, progetti il futuro del Politeama e lo gestisca dialogando con l’ente pubblico. Il Politeama è un bene storico, non merita di diventare una seconda Ticosa».
Un tempo si erano fatti avanti Conservatorio e Politecnico, poi non ci fu la volontà politica di procedere nonostante ci fossero i finanziamenti. Nessi ha fatto appello ai club di servizio della città, in primis i Lions – era presente il governatore Roberto Simone – che si sono impegnati a finanziare la progettazione di uno studio di fattibilità (tempo tecnico poche settimane, partirà a settembre) per definire in linea di massima cosa fare del Politeama, che è vincolato a usi prettamente culturali con una parte residua a uso commerciale.
«I finanziamenti si trovano – ha ricordato Simone – come Lions a suo tempo fummo promotori di una iniziativa volta al recupero del teatro da affidare a Politecnico e Conservatorio, e c’erano i fondi. Non si arrivò a deliberare nulla. E nel frattempo il Politecnico se ne è andato».
Segno di una città immobile, il Politeama? «Non credo, è un problema, una sfida per una città come la nostra che ha molte potenzialità da esprimere», ha sottolineato l’assessore Caldara. Ma andiamo avanti con la lista della spesa. Occorre una somma oscillante fra i sei e gli otto milioni di euro per salvare l’edificio, ristrutturarlo e renderlo vivibile, tenuto però conto dei limiti che l’emergenza Covid in termini di distanziamento sociale mette come bastoni fra le ruote. Insomma un ginepraio. Premesso che la società Politeama in liquidazione ha come introiti solo il ricavato di 22 posti auto nel parcheggio dell’ex teatro e non ha fondi per interventi di manutenzione, c’è anche il fatto che come detto il Comune non ha la totalità delle quote della società proprietaria, e i vincoli dell’attuale legislazione gli impediscono di averla. Ieri prima dell’incontro con la stampa si è tenuta l’assemblea dei soci, presenti il 90% degli aventi diritto. Peccato che del 18% di soci privati Nessi abbia potuto contattarne solo la metà: il resto è da tempo irreperibile.

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