Politeama, il Conservatorio abbandona il campo

Como, Politeama cineteatro chiuso dal 2005

Il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di via Cadorna a Como, da anni candidato a fare da catalizzatore di energie e contributi per salvare l’ex cineteatro Politeama di piazza Cacciatori delle Alpi, si sfila dalla partita.
Si allontana cioè in maniera sostanziale dall’obiettivo del recupero. Ieri, come un fulmine in un cielo non certo sereno ma già plumbeo, ha fatto sapere di non essere in pratica più interessato al tema e che considera chiusa la questione, stanti le difficoltà finanziarie e tecniche per il recupero della struttura, fortemente ammalorata e senza prospettive. Con il rammarico di vedere un pezzo della storia di Como andare sostanzialmente in malora.
Il Conservatorio di Como, che ha sete di spazi, aule e laboratori da tempo, come detto era in gioco sul recupero del Politeama, anche con un progetto proprio di gestione della struttura inaugurata nel 1910 che avrebbe coinvolto pure il Politecnico di Milano, che nel frattempo si è già allontanato da Como.
Ma stiamo parlando, come evidenziato martedì scorso dopo l’assemblea della Società Politeama a Palazzo Cernezzi, di un nodo troppo complicato: cementi armati a rischio che richiedono nell’immediato 100mila euro per ripristinare le coperture onde stoppare le pericolose infiltrazioni di umidità, e poi 6-8 milioni di euro per il restauro. Con l’incognita del Covid-19 a complicare tutto in termini di prospettive del mercato immobiliare (pur trattandosi di un immobile storico nel centro di Como in zona lago) e di distanziamento sociale che mette in crisi proprio le sale da spettacolo.
La Società Politeama, che ha l’obiettivo di liquidare il bene (per l’82% ereditato dal Comune dal precedente proprietario da ormai 15 anni), martedì ha giocato la carta della società civile facendo appello alla città grazie al sostegno già ottenuto dei club di servizio come Lions e Rotary per arrivare a definire entro l’autunno un progetto di gestione sostenibile con il quale andare a chiedere fondi a bandi regionali e non per la rinascita del Politeama. E intanto il bene che vale poco meno di 2,5 milioni è sul mercato, ma nessuno lo vuole.
Al Conservatorio però in autunno pare che con l’intercessione del Comune siano destinati spazi vitali in città al fine di poter consentire una migliore attività didattica. Sarebbero già stati compiuti vari sopralluoghi a riguardo ed è anche per questo che l’affare Politeama ormai al “Verdi” non interessa più anche vista la sua eccessiva aleatorietà.
Una tegola di non poco conto, lo sfilarsi del Conservatorio, in uno scenario desolante di per sé come quello del Politeama. «L’ipotesi del Verdi sarebbe stata risolutiva – commenta Luigi Cavadini, critico d’arte e assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi con la giunta Lucini – Oltre a essere un beneficio per l’istituto che ha sete di spazi ne avrebbe giovato l’intera città. A maggior ragione ora serve un interlocutore serio e credibile, necessario per attirare e convogliare ulteriori energie e sinergie. Per dare un futuro al Politeama è insomma fondamentale far perno su una istituzione forte che permetta di convogliare sull’obiettivo anche altri interessi».
Roberta Di Febo, direttrice dell’accademia musicale “Pasta” e presidente del Rotary Baradello, non considera detta l’ultima parola. Anzi. «Ben venga l’appello alla società civile e ai club di servizio, mi pare una mossa intelligente, come Rotary intendiamo senz’altro collaborare per dare un futuro al Politeama. Almeno si intravvede la volontà di risolvere in modo concreto una questione troppo a lungo irrisolta. Occorre che la città si responsabilizzi nell’interesse proprio e di un bene che altrimenti rischia la morte. Sono fiduciosa che, a fronte di un progetto concreto, sia anche nelle attuali condizioni meno difficile trovare fondi adeguati, anche se non si possono fare certo miracoli oggigiorno».
Di parere opposto l’assessore alla Cultura delle giunte Bruni, Sergio Gaddi, artefice dei successi delle esposizioni di Villa Olmo nella prima decade del secolo e fino al 2012. «La vicenda Politeama dimostra che Como non ha alcuna prospettiva sulla cultura. Il Comune ha ucciso l’unico progetto serio e con respiro internazionale che era in atto, le grandi mostre. Non mi stupisce affatto che il degrado imperi – dice Gaddi – non siamo per nulla attraenti anche se ne avremmo le potenzialità. In questi anni l’amministrazione ha dimostrato di essere non uno stimolo ma un freno sulla cultura, e ha fatto di tutto per ostacolare progetti, uccidendo quelli che già c’erano. In sintesi, nella società civile non ho alcuna fiducia dato che ha assistito inerme all’uccisione di Villa Olmo, che depotenziata è diventata un contenitore vuoto, un grande “B&b” da affittare a stilisti e stranieri danarosi. Una radicata incapacità e insensibilità sulla cultura sono le madri di tutti questi problemi anche per colpa delle invidie che bloccano qualsiasi velleità di progetto. E ciò è tanto più grave se pensiamo che paradossalmente a Como ci sarebbe bisogno come il pane di palcoscenici come il Politeama, alternativi o complementari al Teatro Sociale che ora ha il monopolio».

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