Politeama, gli Architetti chiedono chiarezza

Il presidente dell’Ordine: valutiamo quali sono le idee praticabili
Sul futuro dell’ex cineteatro Politeama di piazza Cacciatori delle Alpi l’Ordine degli Architetti invita a fare chiarezza. Ma anche ad essere, per una volta, concreti. Tanti progettisti potrebbero essere chiamati a ipotizzare
un nuovo uso dello storico spazio cittadino, ma prima la città deve spazzare via ogni incertezza sulla destinazione.
Il presidente dell’Ordine Angelo Monti è netto nel giudizio sul monumento quasi del tutto in mani pubbliche. Quasi, appunto: al Comune per esserne padrone totale manca il 19% delle quote. E intanto, dice Monti, ci si deve interrogare su cosa farne davvero.
«Non entro nel merito di aspetti amministrativi – dice Monti – Di recente l’assessore al Bilancio di Palazzo Cernezzi Giulia Pusterla (poi smentita da giunta e sindaco, ndr ) ha dichiarato che sarebbe meglio alienare il bene dato che non ci sono fondi per il restauro e non si sa chi lo potrà gestire. Ma il problema semmai va ribaltato. Certo, le risorse sono un problema contingente e grave, noi architetti lo verifichiamo quotidianamente nella filiera dell’edilizia, anche se viviamo un’anomalia: gli architetti italiani accreditati sono troppi, 150mila, un terzo degli architetti d’Europa».
«Ciò detto – aggiunge – per tanti motivi il Politeama è strategico e prezioso, appartiene al patrimonio nobile della città di Como. E quindi il primo passo è un interrogativo, forte e chiaro: cosa farne, prima ancora di reperire eventuali risorse?».
Per il presidente degli Architetti insomma il Politeama è una sfida: «Sia pubblico o privato chi lo gestirà, il Politeama ha una dimensione collettiva fondamentale, da cui non si potrà mai prescindere. E per questo chiede a gran voce di avere una regia pubblica».
Azzardiamo allora una ipotesi: bandire un concorso di idee per mettere nero su bianco progetti per salvarlo? «I concorsi di idee oggi hanno fatto il loro tempo – precisa Monti – Oggi quelli veri sono i concorsi che prevedono incentivi e premi concreti. E nel caso specifico deve esserci prima di tutto chiarezza sulla volontà collettiva in merito a questo bene storico. Chiediamoci tutti quanti insieme: cosa vogliamo farne? E con quali indirizzi? Solo così l’eventuale bando per un concorso aperto ai progettisti potrà avere un minimo di serietà. Certo, per noi architetti ogni concorso è un rischio. Ma il bando, sottolineo, deve avere un fine concreto: chi ha vinto deve poter realizzare l’opera, o almeno una parte, un lotto. Assegnare un incarico significa avere rispetto di chi lavora. In altre parole: troppi “concorsi di idee” rischiano di essere fini a se stessi e pure scappatoie per dilazionare i tempi pressoché all’infinito. Invece servono concorsi che abbiano una finalità precisa. E il Politeama, sia detto con chiarezza, sarebbe in un concorso serio l’opportunità per dare un segnale di valore europeo. Como insomma sarebbe una città pilota. A patto che dia un netto e preciso indirizzo a chi deve progettare: sarebbe un segnale forte, per uscire dal solito alveo delle attese generiche. Sediamoci tutti attorno a un tavolo e chiediamoci quali idee sono praticabili per l’ex cineteatro, e chi può assumersi il compito di gestirlo. Senza, per favore, esagerare nella conservazione: la salvaguardia del bene è un dato imprescindibile, ma anche uno strumento da usare in modo oculato e ragionevole, senza oltranzismi. Dobbiamo reinterpretare il passato sapendolo proiettato nel presente».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
La facciata dell’ex Politeama, sull’angolo tra piazza Cacciatori delle Alpi e viale Cavallotti

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