Porro e Foti ai domiciliari da quattro mesi. Chiesta la revoca della misura cautelare
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Porro e Foti ai domiciliari da quattro mesi. Chiesta la revoca della misura cautelare

Il tribunale di Como Il tribunale di Como

Parere negativo da parte della Procura di Como all’istanza di revoca della misura cautelare di detenzione ai domiciliari. Toccherà ora al giudice Maria Luisa Lo Gatto sciogliere la riserva dopo le richieste avanzate dai legali di Pietro Porro e Flavio Foti, rispettivamente ex presidente e vicepresidente del fallito Calcio Como. Entrambi sono in custodia da inizio gennaio, dunque da quattro mesi.
L’istanza era fondata anche sul presupposto del venir meno delle esigenze cautelari, visto che dal 2 maggio alle parti è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini. Eppure, il parere della Procura di Como – il fascicolo è gestito sia dal pubblico ministero Pasquale Addesso, sia dal procuratore capo Nicola Piacente – è stato negativo. Nodo che ora toccherà al gip sciogliere. Risposta che potrebbe giungere entro i primi giorni della prossima settimana.
Le difese, dopo la chiusura delle indagini, avranno ora tre settimane di tempo per decidere come muoversi, con indagini difensive o facendo sentire i propri assistiti nel tentativo di convincere la pubblica accusa a non chiedere il rinvio a giudizio. Al momento, al di là delle due istanze citate, non sono state avanzate altre istanze dalle parti in causa.
L’avviso di chiusura delle indagini preliminari ha portato alla luce altri nomi di persone iscritte sul registro degli indagati. Oltre ai noti Pietro Porro e Flavio Foti, al consigliere Fabio Bruni, al presidente della S3C – titolare del 99% delle quote del Calcio Como – Guido Gieri (nel periodo dal 28 novembre 2011 all’8 aprile 2013) e al suo successore Stefano Roda, la Procura ha aggiunto anche i nomi dei professionisti. Stiamo parlando dei commercialisti delle due società, Giovanni Puntello e Fabrizio Milesi. Indagato infine anche Franco Pagani, sindaco unico della S3c, che secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe omesso di esercitare i doveri di controllo. Ai due commercialisti viene invece contestata una dichiarazione dei redditi riportante elementi ritenuti «fittizi», utilizzando fatture che per la Procura sono inesistenti, al fine di evadere le imposte.
Tra le contestazioni dell’accusa c’è anche una parte dedicata a Roda – presidente della S3C – che avrebbe presentato un’istanza di insinuazione al passivo del Fallito Calcio Como in nome e per contro proprio della S3c (per un valore complessivo di 38 mila euro) allegando tuttavia tre fatture che per la Procura lariana sarebbero riferite ad operazioni in realtà inesistenti.
Il pm Pasquale Addesso ritiene tra l’altro che lo stato di insolvenza del Calcio Como sia stato aggravato dalle condotte della dirigenza, sia protraendo l’attività dopo aver azzerato il patrimonio sociale (e senza aver ripianato le perdite, ricapitalizzato oppure messo in liquidazione la società), sia occultando la perdita totale del patrimonio nei bilanci che furono approvati dal 2012 al 2015.
Per la Procura, insomma, ai 6 milioni 507mila euro di situazione debitoria, si sarebbero aggiunti altri 2 milioni e 600mila euro.
In totale sono otto gli indagati nella vicenda del Fallimento del Calcio Como. Amministratori e professionisti che avranno ora l’opportunità di far sapere la loro versione dell’accaduto, per poi ripassare la palla nelle mani del pm. Solo quel giorno, tra circa un mese, sapremo se verrà chiesto o meno il rinvio a giudizio.
M.Pv.

5 maggio 2018

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