Possibile ora la chiusura delle frontiere: ma per chi lavora in Ticino cambia poco

La dogana di Ponte Chiasso

I decreti del governo con le limitazioni e le prescrizioni per contenere la diffusione del Coronavirus sono ormai decine. Si accavallano, stringono le maglie di una rete che appare già fittissima e impongono norme sempre più rigide. Oltre a cambiare il modulo di autocertificazione che chi è costretto, suo malgrado, a uscire di casa deve sempre portarsi appresso: siamo ormai arrivati alla quarta versione in meno di due settimane.
Poco male. Ciò che conta è fermare questo maledetto Covid- 19. In un modo o nell’altro. Anche sbarrando le frontiere.
E proprio questa possibilità – chiudere cioè gli accessi al Paese cancellando di fatto Schengen – è una delle più discusse tra quelle contemplate nel decreto del ministero dei Trasporti firmato il 25 marzo, mercoledì.
Ormai da giorni sono chiusi strade, parchi, aree gioco, ville e giardini pubblici. Ma adesso sono resi possibili i divieti di uscita o di ingresso nei territori comunali, provinciali, regionali, e anche nazionale. Mai prima d’ora si era prefigurato un divieto di entrata o di uscita dalle frontiere, che a rigore non esistono più nell’area Schengen.
La ratio di questo provvedimento, dicono gli esperti, è legata al “dopo”: ci si prepara a fronteggiare la fase 2 dell’emergenza, quando sperabilmente il picco dei contagi sarà alle spalle, e negli altri Paesi europei il numero di malati sarà in crescita.
A quel punto, il pericolo sarà il cosiddetto «contagio secondario», quello che arriva da fuori. Ecco spiegato il divieto di varcare la frontiera: una precauzione di tipo sanitario.
Per il Comasco un problema in più, dato che le nostre frontiere sono tuttora attraversate ogni giorno da migliaia di lavoratori diretti in Ticino. Per loro, stando alle informazioni raccolte ancora ieri, dovrebbe però cambiare nulla rispetto a quanto già avviene adesso.
I dati ticinesi
In Ticino, intanto, l’ultimo aggiornamento dei contagi da Coronavirus parla di 1.401 persone positive, 47 in più rispetto al giorno precedente. I morti a causa del Covid-19 sono 67 (martedì erano 60).
Nelle strutture ospedaliere del cantone dedicate alla cura dei pazienti affetti dal Coronavirus sono ricoverate 358 persone: 298 in reparto e 60 in terapia intensiva (di queste, sono 56 intubate). Per sopperire alla carenza di personale, l’Ente Ospedaliero Cantonale (Eoc) ha reclutato negli ultimi giorni oltre 130 operatori sanitari: 23 sono lavoratori che prima erano impiegato a ore, 36 sono studenti di medicina e un’ottantina studenti di infermieristica. Un numero, dicono all’Eoc, destinato a crescere».

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