Post-Covid, un gigantesco campo di battaglia

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Come saranno i prossimi mesi e anni? Come sarà il mondo liberato finalmente dall’incubo del Covid?

Ci immaginiamo un gigantesco campo di battaglia. Ci sono stati e ci saranno ancora per mesi morti, persone che lasceranno vuoti incolmabili, senza che i loro cari abbiano potuto nemmeno salutarli. Abbiamo visto portare via di casa malati in asfissia da specie di marziani irriconoscibili dentro tute isolanti e non abbiamo più ritrovato i volti dei nostri cari, seppelliti o cremati in tutta fretta.

E sappiamo da sempre quanto importante sia il riconoscimento delle salme per la metabolizzazione del lutto, per accettare quanto è avvenuto. Abbiamo salutato entrare in Pronto Soccorso i nostri cari sulle proprie gambe con il valigino e poi sparire per sempre. Accanto ai morti, il campo di battaglia conterà feriti: gente che dovrà tenere bombole di ossigeno per sempre, sedie a rotelle, riabilitazione, limitazioni a vita. Ci saranno superstiti sani ma senza più lavoro, spazzato via dai lockdown o andatosene via per sempre con chi è mancato ed era l’unico percettore di reddito. Rimarranno aziende modificate, riciclate, riconvertite. Mestieri superati. Interi palazzi irreversibilmente vuoti perché sgomberati di gente ormai convertita al lavoro da casa. E intorno ad essi quartieri di colpo spenti di bar, mense aziendali, negozi, uffici che vivevano di indotto.

Finalmente usciranno di casa anziani fragili, con le ossa e articolazioni cigolanti per il fermo prolungato, ma soprattutto con cervelli arrugginiti, che non riconosceranno il mondo stravolto intorno a loro e magari neppure un figlio o un nipote che non hanno visto per mesi, data l’improbabile messa in moto di Zoom, Facetime, WhatsApp, e diavolerie tecnologiche inarrivabili.

Beh, il Sistema Sanitario ne sarà uscito bene, rafforzato, solido, granitico? Mah.. Medicina del territorio spazzata via, cosiddette agenzie della salute superate e surclassate, aziende sanitarie e ospedali stravolti nei propri reparti cosiddetti “ex eccellenze” ormai ridotti a cumuli di macerie.

Anni di formazione, di pubblicazioni, di studi scientifici messi in un sottoscala per fare spazio ai malati di polmonite interstiziale. Eroi?

Sì, molti medici ed infermieri immolati al virus verranno ricordati con medaglie alle vedove e orfani. Ma si conteranno anche tanti regolamenti di conti interni. Cancellate carriere di decenni, tradizioni ventennali polverizzate per far posto a nuovi emergenti.

Che mondo sarà? Saremo liberi dal virus ma profondamente feriti, nei corpi e nelle anime. Ci aspetta un dopo-guerra doloroso, ma è nella storia dell’uomo risollevarsi dopo drammatici rovesci. Molto abbiamo perso, ma molto abbiamo imparato. Sarebbe bello che la ricostruzione questa volta fosse collettiva e non lasciata ai singoli. I nostri padri e nonni negli anni Cinquanta e Sessanta ci avevano dato un esempio indimenticabile. Raccogliamo il testimone e dedichiamoci a ricomporre non solo i bilanci, le infrastrutture e le logistiche. Dedichiamo attenzione e tempo anche alle anime delle persone. 

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