Povertà, la vera sfida della politica cittadina

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Disorienta prendere atto che l’impegno a favore di un dormitorio in città, votato a maggioranza dal consiglio comunale il 25 luglio 2019, sia tuttora lettera morta. I mesi freddi si avvicinano e Como non ha trovato una soluzione al problema dei senzatetto che dormono per strada in condizioni igieniche inaccettabili. È in pericolo la loro salute, è offesa la loro dignità, è a rischio la sicurezza di tutti, è strappato malamente il decoro urbano.

In tutto questo si inserisce la recente ipotesi di collocare grate in prossimità dei portici di san Francesco, l’ex chiesa di largo Spallino dov’è attivo il più stridente, ma non l’unico, ricovero di fortuna. Ironia della sorte, proprio di fianco a un edificio che si chiama “Palazzo di Giustizia”: un ossimoro, una contraddizione in termini. Una mozione in tal senso, proposta dalla Lega, sarà discussa e votata in aula mercoledì prossimo da un consiglio comunale che si annuncia preceduto da manifestazioni di protesta.

Gli aspetti che definiscono la questione sono diversi. Il primo è di tipo politico-ideologico. Una parte della maggioranza, segnatamente la Lega, respinge l’idea che si possa offrire una risposta esistenziale decente, con ciò legittimandone la presenza tra noi, a quelli tra gli homeless che sono stranieri irregolari. Se non si supera questo approccio, se la maggioranza che governa Palazzo Cernezzi non prova a scalfire la posizione della Lega, non potranno prevalere le ragioni di un pragmatismo che ne contiene in sé altre, umanitarie e di decenza. Fare balenare l’idea di grate, inferriate, cancellate di sorta è quanto di più lontano vi sia da uno sguardo reale ai fatti. Como non può evidentemente diventare una grande spianata di recinti, man mano che il luogo epicentro del problema sarà spostato di qualche decina o centinaia di metri (appena dentro Porta Torre, i portici del Liceo classico Volta riproducono la medesima situazione). Le sbarre possono servire per tutelare la sicurezza notturna di monumenti e parchi pubblici, tutt’altra cosa da ciò di cui si parla. Voci autorevoli dall’interno della stessa maggioranza hanno del resto già dato un altolà a simili ipotesi e adesso una frattura in aula è possibile.

Un altro punto importante, se non si vuole ridurre il consiglio comunale a una “fictio”, un’assemblea elettiva dove si finge soltanto di prendere decisioni, è il sì bipartisan alla mozione del luglio 2019. Dopo tredici mesi abbondanti è lecito aspettarsi l’attuazione di quell’orientamento che impegnava il sindaco ad aprire un dormitorio. Nessuno ignora le difficoltà, la tempistica necessaria, le complicazioni del Covid-19, ma dopo un tempo congruo la democrazia ha pur sempre regole che devono essere rispettate.

C’è naturalmente il fondamentale problema del luogo da adibire a dormitorio. Il Comune di Como non ne ha a disposizione senza dover prima provvedere a lavori che richiedono tempo e denaro. Ne ha l’Asst, in via Cadorna e all’ex ospedale psichiatrico. Una convenzione con il coinvolgimento dei tanti generosi volontari che da anni sono impegnati in questo campo e che meritano rispetto, non indifferenza, è la cosa da fare. Glissare, attendere, rinviare è sbagliato e anche pericoloso. Il cielo non voglia che una situazione imprevista faccia precipitare tutto e costringa a pentirsi di questo modo di procedere.

La scena mattutina degli idranti che lavano e sanificano i portici di San Francesco, ammassando temporaneamente le masserizie di una decina di poveracci, sotto gli occhi di attoniti passanti, è un’abitudine necessaria, ma anche un vulnus per tutti. Il vescovo Oscar Cantoni ha richiamato il problema nel suo pontificale per la festività di Sant’Abbondio. La sua autorità morale non andrebbe archiviata con una scrollata di spalle. La vera sfida è la capacità o meno della politica e della città di mettere a tema la povertà. Se la si considera parte del paesaggio, magari a scomparsa e ricomparsa, non si andrà lontano.

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