Presunta violenza alla festa di compleanno, l’audio in aula

Un'aula del tribunale di Como

La parte civile a sorpresa presenta un file che è stato sentito in aula

Colpo di scena nel processo per una presunta serie di violenze sessuali avvenute nel corso di una festa di compleanno di una ragazza 16enne. Abusi che si sarebbero verificati in una casa di Brunate e che hanno portato in aula, sul banco degli imputati, un amico della vittima di 23 anni originario del Marocco, cresciuto con la famiglia nel Comasco e regolare in Italia. L’avvocato di parte civile, Pier Paolo Livio, avrebbe recuperato e fatto udire in aula – con trascrizione e produzione del file prevista per la prossima udienza – un audio inviato dalla vittima a una amica tra la prima violenza e la seconda.

Parole che – secondo quanto sostenuto dalla parte civile – dimostrerebbero quanto stava avvenendo in quella casa.
In aula sono stati sentiti anche i genitori della vittima, e pure la ragazza. L’udienza – di fronte al Collegio di Como – è stata poi rinviata ad ottobre per l’esame dell’imputato e i testi della difesa.

L’audio in questione pareva perduto, ma sarebbe risaltato fuori da un amico della 16enne che l’aveva a sua volta ricevuto da una amica.
I familiari della ragazza si sono costituiti parte civile chiedendo un risarcimento del danno già quantificato in 50mila euro. I fatti contestati dal pubblico ministero Giuseppe Rose risalgono al 23 giugno del 2018.
La 16enne, assieme ad altri amici, era in una casa di Brunate per festeggiare il compleanno.

A un certo punto non si era sentita bene e – stando al racconto fatto in seguito ai genitori – si era sdraiata sul letto.
Qui, al sopraggiungere del 23enne, sarebbe avvenuta la violenza sessuale poi ripetuta nonostante i tentativi – a detta della 16enne – di allontanare il suo aggressore.

Quest’ultimo, che è ancora in custodia cautelare, ha sempre negato ogni contestazione, ritenendo che il rapporto fosse consenziente. Agli atti risultava però una chat con una amica della persona offesa in cui, il giorno successivo ai fatti, il ragazzo ammetteva di «aver fatto una grossa cavolata».
Inoltre, uno degli amici che si trovava alla festa di compleanno nel giorno della presunta violenza, pare che si scusò con la giovane per non essere intervenuto a sua difesa.

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