Le fatture per acquisti di materiali ferrosi erano per importi molto elevati. Ma gli acquirenti non avevano locali idonei allo stoccaggio, e nemmeno avevano disposto bonifici per l’acquisto: 44 fatture che riportavano sempre la stessa «generica motivazione» (come motivato dal giudice delle indagini preliminari di Como) e che non erano mai accompagnate dalla documentazione relativa al trasporto della merce. Una «cosa impensabile – scrive ancora il gip – trattandosi della vendita di tonnellate di materiale ferroso».Tutti elementi che hanno portato la guardia di finanza di Olgiate Comasco ad approfondire la questione e a dare esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo (di beni e disponibilità finanziarie) per un valore di un milione e 700mila euro. L’accusa è quella di frode fiscale a carico di un 50enne di Gioia Tauro (Reggio Calabria) amministratore unico della società di Rovello Porro finita nella bufera. Azienda, quest’ultima, attiva nel «trasporto merci su strada».
L’articolo completo sul Corriere di Como in edicola giovedì 13 febbraio
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