Presunte fatture false per 9 milioni: sequestri a Rovello Porro e in Calabria

Guardia di Finanza

Le fatture per acquisti di materiali ferrosi erano per importi molto elevati. Ma gli acquirenti non avevano locali idonei allo stoccaggio, e nemmeno avevano disposto bonifici per l’acquisto: 44 fatture che riportavano sempre la stessa «generica motivazione» (come motivato dal giudice delle indagini preliminari di Como) e che non erano mai accompagnate dalla documentazione relativa al trasporto della merce. Una «cosa impensabile – scrive ancora il gip – trattandosi della vendita di tonnellate di materiale ferroso».
Tutti elementi che hanno portato la guardia di finanza di Olgiate Comasco ad approfondire la questione e a dare esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo (di beni e disponibilità finanziarie) per un valore di un milione e 700mila euro. L’accusa è quella di frode fiscale a carico di un 50enne di Gioia Tauro (Reggio Calabria) amministratore unico della società di Rovello Porro finita nella bufera. Azienda, quest’ultima, attiva nel «trasporto merci su strada». Secondo la tesi messa nero su bianco dalla Procura di Como (pm Massimo Astori) l’impresa, tra il 2016 e il 2017, avrebbe utilizzato fatture per operazioni ritenute inesistenti per un importo vicino ai nove milioni di euro. Ad allarmare la Procura, che ha poi chiesto al giudice il sequestro preventivo, è stato il fatto che l’amministratore della società, dopo i presunti illeciti, avrebbe «posto in essere – comunica la finanza – azioni propedeutiche a rendere vane attività di riscossione da parte dell’Erario», e questo «svuotando i conti correnti e pubblicizzando on-line la vendita degli immobili e dei locali aziendali intestati».
Proprio per questi motivi si è arrivati alla richiesta – ottenuta – di un provvedimento di sequestro per un ammontare di un milione e 700mila euro (pari all’Iva evasa) riguardanti un fabbricato a Rovello Porro, una polizza vita, conti correnti, 3 autoveicoli, due ulteriori immobili e un terreno a Gioia Tauro.

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