Prima del Sociale, il direttore Fiocchi Malaspina: «Un grande messaggio di speranza»

Massimo Fiocchi Malaspina

A inizio anno ha incantato Salisburgo il “Messia” di Händel/Mozart per la regia di Robert Wilson diretta da Marc Minkowski. Secondo il quale questa versione firmata dal grande Amadeus è una sorta di Gioconda leonardesca ridipinta da Van Gogh. «Il paragone mi ha molto colpito – dice il direttore impegnato a Como, Massimo Fiocchi Malaspina – Io penso che Händel e Mozart possano essere accostati però rispettivamente a Piero della Francesca e Caravaggio. La ricerca della profondità, dei volumi, della spazializzazione è nei due pittori ma Caravaggio usa soprattutto la luce per scolpire volumi più nitidi ed efficaci e più umani. La stessa cosa fa Mozart nei confronti di Händel: non nega la tradizione, guarda al barocco, alle linee contrappuntistiche e le amplifica, con colori orchestrali nuovi e una ricerca ancora più elaborata. Mozart ama il barocco, lo stile compositivo haendeliano e dei Bach padre e figli. Penso che Mozart e il suo committente volessero dimostrare quanto la musica in mezzo secolo fosse notevolmente progredita a livello di abilità contappuntistica e tavolozza orchestrale».
Le note sono di Händel, però. «Sì, ma Mozart assegna arie ad altre voci, taglia due numeri, sostituisce l’ultima aria con un recitativo accompagnato che è tutta farina del suo sacco. Si sente la varietà timbrica, la diversa colorazione del tessuto. Ma Mozart non nega il precedessore: scava, dà luce e anche ombra usando strumenti nuovi. Penso soprattutto all’uso diverso di oboe e fagotto che acquisisce libertà contrappuntistica davvero importante: il fagotto dialoga con gli altri fiati e con gli archi davvero alla pari».
E il basso continuo? «In assenza dell’organo, lo sostituisce con il clavicembalo per i recitativi secchi e il resto a me piace pensare che viene realizzato dai fiati, inseriti per dare nuovi colori e armonie. Insomma Mozart con grande rispetto rivitalizza un capolavoro e guarda avanti e a noi suoi fedeli del XXI secolo consegna un messaggio di speranza attraverso una delle espressioni più alte dell’umanità, la musica. Un messaggio di speranza e consolazione, concetto quest’ultimo che permea l’intera composizione».

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