Primi sì a San Giovanni e Ponte Chiasso. I progetti dei costruttori privati cambiano la mobilità da e per il Ticino

Como, veduta aerea

Eppur si muove. Nella città impegnata a discutere il futuro della Ticosa, paesaggio desolatamente simbolo dell’inerzia comasca, non tutto è paralizzato. Proprio alle spalle di via Grandi, nell’area una volta occupata dallo scalo merci, sta per nascere un pezzo della nuova Como.
Un altro pezzo, questa volta in periferia, al confine con Chiasso, si materializza lungo l’asse ferroviario che porta alla stazione internazionale, nelle grandi superfici una volta occupate dalla casa di spedizioni Albarelli e dall’industria di vernici Lechler.
Ieri pomeriggio, il dirigente responsabile del settore urbanistica del capoluogo, Giuseppe Ruffo, ha illustrato ai componenti della II commissione consiliare il parere preliminare positivo sui progetti presentati dai proprietari delle aree: l’impresa edile Nessi & Majocchi per l’ex scalo e un gruppo di aziende facenti capo a Esselunga per Ponte Chiasso.
A San Giovanni sorgerà un albergo a 3 stelle – un budget hotel lo definiscono i promotori – rivolto a una fascia di clienti diversa da quella abituata al lusso dei resort del lungolago. Di fronte all’hotel è anche prevista la costruzione di un ristorante sul modello degli autogrill.
A Ponte Chiasso, invece, nascerà un polo commerciale di almeno 12.500 metri quadrati, soltanto in parte alimentare (non oltre 2.500 metri quadrati) ma piazzato in una zona a dir poco strategica: due passi o poco più dal confine. Attrazione irresistibile, forse, per chi ha in tasca una moneta forte e da sempre fa leva su un cambio favorevole.
Assieme a questo, sono previsti oltre 2mila posti auto. Sì, non è un errore di battitura. Duemila posteggi. Suddivisi tra i 260 dell’area di San Giovanni, i 400 dell’ex Lechler e i 1.400 dell’ex Albarelli.
Una parte di questi parcheggi saranno a servizio, ovviamente, dell’albergo, del ristorante e del centro commerciale.
Ma un’altra parte, molto consistente, potrà essere utilizzata ad esempio dai frontalieri che si spostano in treno verso Nord o dai pendolari che viaggiano ogni mattina in direzione Milano. Una svolta potenzialmente forte nella politica della mobilità, che potrebbe concentrare su Ponte Chiasso una massa di traffico molto elevata.
«Il Comune ha dato alcune indicazioni per l’aspetto viabilistico indicando soluzioni con rotonde e semafori intelligenti – dice Patrizia Maesani, presidente della II commissione consiliare – sono state chieste anche opere di urbanizzazione esterne alle aree interessate, ad esempio riqualificazioni di percorsi pedonali nei quartieri».
Più in generale, non dovendo votare un parere ma soltanto ascoltare le valutazioni dei tecnici, la commissione ha ragionato sull’impatto che simili piani integrati possono avere sulla città.
«Questi grossi comparti devono integrarsi con le zone vicine – dice ancora Maesani – è fondamentale che ci sia una visione d’insieme». La presidente della commissione ha quindi richiamato il caso Ticosa: «Se si propone un hub turistico in Ticosa senza pensare al nuovo insediamento che sarà realizzato nell’ex scalo merci si rischia di fare un doppione».
Il problema però più serio, ammette anche Patrizia Maesani, sorge se il privato si sostituisce al Comune nella programmazione urbanistica.
Quando si dà l’ok a piani come quelli discussi ieri in commissione si pongono limiti oggettivi, ad esempio, al ridisegno della viabilità. «Ciò che non possiamo accettare è farci costruire il piano del traffico dai privati», dice Maesani.
Da molti anni Como attende di fare chiarezza sul suo futuro assetto urbanistico. Ex Sant’Anna, Caserma De Cristoforis, Ticosa, San Martino, ex carcere di San Donnino, ex orfanotrofio di via Grossi: le aree strategiche di proprietà pubblica sono tutte nel limbo.
La mancanza di risorse è certo un problema. Ma allo stesso modo la mancanza di idee. Di visione. Ieri è emerso in maniera chiara che il privato sa che fare. Lo stesso non si può dire del pubblico.
L’intervento all’ex scalo inciderà notevolmente sul futuro della Ticosa. Così come la riorganizzazione delle aree di Ponte Chiasso cambierà il modo di spostarsi in treno e in auto da e per la Svizzera. Una politica attendista è una politica rinunciataria. A cose fatte le scelte sono quasi sempre obbligate.

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