Primi tre pazienti con la “variante inglese” del Covid. Ma Ats registra una regressione della pandemia

Coronavirus Covid

Sono uno steward di volo e una hostess, colleghi di lavoro e compagni nella vita, i primi due pazienti positivi alla cosiddetta “variante inglese” del Covid registrati da Ats Insubria.
Alla coppia si aggiunge un terzo paziente, sempre proveniente dall’Inghilterra, mentre per altre quattro persone sono in corso gli accertamenti al Policlinico San Matteo di Pavia.
Il virus è stato intercettato, in tutti i casi registrati fino a questo momento, all’aeroporto di Malpensa. Ats ha infatti attivato subito i controlli su tutti i voli provenienti da Regno Unito, come ha spiegato questa mattina nel corso di una conferenza stampa il direttore sanitario Giuseppe Catanoso.
Dal 21 dicembre i controlli hanno riguardato 650 persone, 518 i tamponi fatti direttamente nei centri dell’Ats che hanno portato a 10 positivi, il primo il 22 dicembre, il secondo la vigilia di Natale, il terzo a Santo Stefano. I tamponi sono stati analizzati come di consueto nel laboratorio di Napoli, convenzionato con l’Ats, poi inviati al San Matteo di Pavia per la conferma. L’istituto pavese sta verificando in queste ore in particolare i test di 4 persone, mentre per gli altri è stato già scartato che si tratti della “variante inglese” del Covid.
Il Coronavirus inglese, come hanno spiegato ieri sia Catanoso sia Marco Magrini, che da mesi coordina l’emergenza Covid per l’Ats, è solo una delle mutazioni del virus. Non sembra resistere al vaccino della Pfizer e, in base all’andamento dell’Rt, l’indice di contagiosità, ha già vissuto il suo picco al pari della “variante italiana”.
La situazione della pandemia nelle province di Como e Varese, dopo i picchi di inizio dicembre, sembra infatti molto più rassicurante. Nella settimana dal 24 dicembre a ieri il territorio della provincia di Como sotto l’Ats (escluso l’Altolago) ha registrato 700 nuovi positivi, una media di cento al giorno, mentre nella settimana precedente erano stati oltre mille. Tra vecchi e nuovi malati, l’Ats ha censito, nella settimana, 1.536 positivi, mentre in quella precedente erano 2.610. Sono stati oltre mille i guariti, insomma. Rimane elevata la percentuale di positivi tra i tamponi effettuati (18,7%) ma si tratta di un dato “drogato” dal fatto che sono stati effettuati meno esami per via dell’assenza dei tamponi scolastici e la chiusura dei punti tampone nel giorno di Natale e negli altri festivi.
L’altro dato che indica la regressione del virus riguarda le presenze nei cosiddetti “Covid Hotel”. Attualmente tra Como e Varese si conta un solo ospite, entrato qualche giorno fa. Come ha spiegato Ettore Presutto, direttore sociosanitario dell’Ats, la convenzione con le strutture (due in provincia di Varese e una nel Comasco, a Lomazzo), in scadenza oggi, è stata comunque prolungata fino al 31 maggio. L’accesso alle strutture va sempre indicata dal medico di medicina generale.
Per valutare la “cattiveria” del virus, infine, Ats Insubria sta iniziando a lavorare su un altro tipo di indice, non tanto l’Rt, di contagio o indice di ri-infezione, ma l’RDt, o indice di replicazione diagnostica, che parte dalla data della diagnosi (tampone positivo) e non più dall’inizio dei sintomi, che sono più difficili da individuare.
Secondo la curva di questo indice, illustrata ieri dal direttore sanitario Catanoso, dal 1° settembre al giorno della Vigilia di Natale, il picco più alto si è registrato all’inizio di ottobre. Il 9, in particolare l’RDt era a 4, ovvero ogni contagiato con tutta probabilità ne avrebbe infettati altri 4.
Poi la discesa, più o meno costante, fino al valore del 24 dicembre di poco superiore allo 0,5. Anche la media dei nuovi casi di positività ha seguito questo andamento, pur muovendosi in ritardo sull’indice per quanto riguarda i picchi, di quasi un mese. La settimana peggiore per numero di casi è stata infatti all’inizio di novembre.

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