Processo paratie, la difesa di Viola va all’attacco: «Solo atti legittimi. In quest’aula manca la Regione»

Cantiere paratie Como

«La Regione Lombardia era la mamma che diceva al figlio quello che doveva fare. Il figlio era il Comune di Como. Per questo non trova giustificazione l’assenza tra questi banchi dei funzionari della Regione. La legge è uguale per tutti, non può esserci disparità di trattamento».
Ieri a prendere la parola nel processo paratie, sono stati gli avvocati di Antonio Viola, Elia ed Elisabetta Di Matteo. I legali dello storico dirigente di Palazzo Cernezzi, oggi in pensione, hanno rivendicato con forza l’innocenza del loro assistito senza disdegnare di puntare il dito contro la Regione Lombardia, «sempre favorevole a tutto quanto è stato fatto» ma non chiamata a risponderne. «Le ho contate, sono almeno 150 le persone che conoscevano bene la pratica paratie – ha detto Elia Di Matteo in apertura di udienza – In questa aula ce ne sono quattro o cinque. Ma o sono tutti estranei oppure tutti coinvolti». «Le paratie sono finite sotto la lente del Tar, poi della Corte dei Conti, ora della Procura. Ma in quante aule devono essere processate?», ha concluso il legale ricordando però come nei primi due tribunali «è stato detto che tutto va bene».
La parola è poi passata a Elisabetta Di Matteo che ha ricordato la storia di piazza Cavour e del lago. «Quando fu ricoperto il porto ci fu una sommossa popolare, quando fu posta la fontana oggi al Bronx ci fu una sommossa popolare, anche quando fu creata una aiuola la gente protestò come pure quando fu tolto il parcheggio delle auto. Inevitabilmente i comaschi hanno protestato anche per le paratie. Ma bisogna ricordare che non sono un abbellimento per metterci sopra i tavolini, ma un’opera idraulica che deve proteggere la città dall’acqua».
E il muro? «Era legittimo e autorizzato, non era un abuso e nemmeno una storpiatura del progetto approvato. Al contrario era previsto. Il vero errore delle amministrazioni è stato quello di assecondare le voci di popolo, dando il via ad una serie di varianti e atti che hanno generato disservizi e problematiche tecniche».
Insomma, per i legali della difesa «Antonio Viola non aveva la volontà di nascondere nulla» e «ha tenuto una condotta trasparente e senza dolo». L’ultima parte della requisitoria è stata dedicata alla presunta corruzione per portare avanti le pratiche di Salita Peltrera. «Ma in quale data sarebbe stato corrotto Viola? Non si sa… non è stata trovata, non esiste. E quando ci sarebbe stata la richiesta a Gilardoni di intercedere dopo che era andato in pensione? Non si sa nemmeno questo. Ed in ogni caso significherebbe che fino a quel momento non c’era stata corruzione». L’ultima parte del pomeriggio ha visto l’intervento dei legali di Antonella Petrocelli (Angelo Giuliano e Nicolò Pelanda). Si riparte dopo Natale, con l’ultima udienza dedicata alle difese (9 gennaio). Poi sarà la volta delle repliche e della sentenza attesa per il 16.

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