Processo paratie: sentenza dopo due anni. Sono sette i condannati, scagionati in cinque

Como cantiere paratie

Sono le 13.48 quando suona la campanella dell’aula della Corte d’Assise di Como, che in questi due anni di processo ha accolto le battaglie verbali delle parti coinvolte nel processo paratie. Si parte dai 23 capi di imputazione e dalle condanne ad oltre 40 anni chieste dal pm Pasquale Addesso. L’aula è gremita quando entra il Collegio. Ad ascoltare ci sono imputati, avvocati, parenti dei coinvolti, giornalisti, ma anche semplici curiosi.
Il processo alle paratie antiesondazione del Lago di Como ha marchiato in modo indelebile gli ultimi anni della vita cittadina.
Il presidente Valeria Costi (a latere Walter Lietti e Cristian Mariani) prende la parola con il classico «in nome del popolo italiano». Il primo nome citato è quello del principale imputato, l’ex dirigente del settore reti Pietro Gilardoni. Sul suo capo pendevano 15 capi di imputazione e l’accusa aveva invocato 9 anni e mezzo. Viene condannato per solo cinque capi a 4 anni. È chiaro fin da subito che questo è il nuovo “tetto”. Pene dunque più che dimezzate, anzi, ridotte ad un quarto di quanto era stato invocato al termine della requisitoria.
Dopo Gilardoni tocca all’ex sindaco di Como, Mario Lucini, molto provato al termine di una battaglia processuale in cui non sono mancati toni accesi ma che l’ha sempre visto in prima linea in tutte le udienze a perorare la propria innocenza. Il collegio invece lo condanna a un anno e mezzo, contro i 3 chiesti dal pm. Lucini, come Gilardoni, è condannato per lo spacchettamento degli incarichi voluto per completare l’opera, ma anche per non aver rescisso il contratto con Sacaim. Assolto invece da altre accuse di falso, turbata liberta della scelta del contraente e abuso d’ufficio in favore proprio di Sacaim. Gilardoni invece viene condannato anche per la corruzione (riqualificata nella forma più blanda) relativa alla pratica di Salita Peltrera in concorso con Antonio Viola (2 anni, sei quelli che aveva chiesto il pm), e per aver consegnato all’imprenditore Giovanni Foti (un anno e 8 mesi, 2 anni e mezzo quelli invocati dalla pubblica accusa) le liste delle ditte invitate per la gara di piazza Volta e piazza Roma. Condanne lievi, per lo spacchettamento, anche per il dirigente Antonio Ferro (un anno e 3 mesi, addirittura 7 quelli chiesti dal pm) e per Antonella Petrocelli (6 mesi).
L’ultima condanna, la settima su 12 imputati, è per il legale del Comune di Como, Maria Antonietta Marciano: un anno (2 anni e mezzo la richiesta) per il falso in concorso con Gilardoni, Ferro e Lucini relativo alla presunta sorpresa geologica che aveva portato a non rescindere il contratto con Sacaim.
In totale gli anni di pena hanno toccato gli 11 anni e 11 mesi. Nessuna condanna per l’altro ex sindaco coinvolto nella vicenda, Stefano Bruni, il cui reato ambientale è stato dichiarato «estinto per prescrizione». Assoluzione «perché il fatto non sussiste» per gli altri imputati, Graziano Maggio (uomo di Sacaim), Virgilio Anselmo (ingegnere che avrebbe dovuto occuparsi della rete fognaria legata alle paratie) e, nell’ambito della stessa vicenda, per Ciro Di Bartolo, funzionario del Settore Reti del Comune.
Scagionata da tutto anche l’azienda che aveva in carico i lavori, la Sacaim. Siamo al primo grado. Ma già l’attenzione si sposta a tra qualche mese, visto che tutti ricorreranno in Appello. Sono passati due anni dall’inizio del processo, ma siamo solo all’inizio.

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