Processo paratie, tra una settimana la sentenza. Chieste condanne per oltre 40 anni

Il tribunale di Como

Sentenza tra una settimana per il maxi processo per presunte irregolarità nella gestione del cantiere delle paratie e di altre opere pubbliche del Comune di Como. L’ora della verità, che inizialmente era prevista entro la fine dello scorso anno, è slittata di qualche settimana perché le ultime audizioni di testimoni e soprattutto la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe difensive si sono prolungate.
L’ora della sentenza però, dopo l’udienza di ieri, è davvero vicina ed è prevista, salvo sorprese, per mercoledì prossimo.
Sono dodici gli imputati nel maxi procedimento. Il pubblico ministero Pasquale Addesso, titolare dell’inchiesta, ha chiesto condanne complessive per oltre quarant’anni, da un massimo di 9 anni a un minimo di uno e mezzo. Tra le persone finite sotto accusa ci sono due ex sindaci, Stefano Bruni e Mario Lucini, e dirigenti ed ex dirigenti di Palazzo Cernezzi Pietro Gilardoni, Antonio Viola e Antonio Ferro, Antonella Petrocelli e Maria Antonietta Marciano. Gli altri imputati sono Virgilio Anselmo, l’imprenditore Giovanni Foti, Graziano Maggio di Sacaim, l’azienda che si era aggiudicata i lavori, e Ciro Di Bartolo.
Alle severe richieste di condanna dell’accusa, le difese hanno risposto respingendo gli addebiti e chiedendo l’assoluzione.
L’udienza di ieri
«Pietro Gilardoni non è un corrotto, non lo è mai stato e mai lo sarà».
I legali dell’ex dirigente del settore Reti del Comune di Como, Luisa Scarrone ed Edoardo Pacia, al termine di una lunga arringa hanno chiesto l’assoluzione per Gilardoni, uno dei dodici imputati nel maxi processo. Tra gli imputati, Gilardoni è quello per cui il pm Addesso ha chiesto la condanna più severa, 9 anni e 6 mesi di reclusione.
I difensori hanno respinto ogni addebito, a partire da quello più grave, ovvero la corruzione, reato che non riguarda il cantiere delle paratie, ma la questione dei lavori, mai partiti, per l’allargamento di salita Peltrera.
Nel suo ruolo di dirigente, Gilardoni si è occupato della pratica di salita Peltrera. Per l’accusa, nell’ambito di questa attività avrebbe ottenuto da un privato coinvolto, un altro lavoro da circa 14mila euro come una sorta di tangente per accelerare la pratica.
«L’accusa di corruzione – è la tesi difensiva – si fonda solo sull’interpretazione di alcune intercettazioni, oltre che su suggestioni. L’indagine inoltre è partita sull’onda di uno svarione pazzesco, perché l’accusa non sapeva che Gilardoni avesse un rapporto di lavoro a tempo determinato con il Comune e che, con l’autorizzazione del sindaco, poteva svolgere altri incarichi, come aveva già fatto più volte».
La difesa di Gilardoni ha ripercorso l’intera vicenda, fornendo una ricostruzione completamente diversa rispetto a quella dell’accusa e concludendo con la richiesta di assoluzione per l’ex dirigente di Palazzo Cernezzi.
«Dalle intercettazioni emerge chiaramente il no secco di Gilardoni a una ventilata ipotesi di benefici per accelerare la pratica – è uno dei passaggi sottolineati dalla difesa – ma questo passaggio, per quanto chiaro, è stato ignorato dall’accusa».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.