Profumi della West Coast con gli America

altI live da non perdere

All’inizio, quando vendevano milioni di dischi, gli America erano in tre. Ma già nel 1997, all’apice del successo, Dan Peek, poi scomparso nel 2011, abbandonò il gruppo. Iniziò così un lungo e infinito percorso in salita, ampiamente compensato dal fatto che chi ha scritto canzoni epocali come A Horse With No Name, I Need You, Sandman, Ventura Highway, Don’t Cross The River, Sister Golden Hair musicalmente può campare di rendita una vita intera. Così hanno fatto

Gerry Beckley e Dewy Bunnel, che giovedì 3 ottobre, alle 21, portano la loro fortuna agli Arcimboldi di Milano per un concerto dagli indimenticabili profumi della West Coast degli anni ’70.
Non che la loro musica si sia fermata lì, più recenti sono il doppio Here & Now e Back Pages, ma è indubbio che la fascinazione per loro arriva tutta da quei dischi che hanno segnato un’epoca; ricordiamo che l’omonimo debutto risale al 1971 e che, a quel tempo, gli America sfornavano un disco all’anno (la prima raccolta arriva già nel 1975) scalando le classifiche di tutto il mondo.
Proprio sull’onda di quel clamoroso boom arrivarono dal vivo anche al Pianella di Cantù, conquistando definitivamente, con la loro lunga chioma bionda tutte le fan che avevano imparato a memoria ogni nota di Muskrat Love e Tin Man. Ora i capelli sono un più corti e brizzolati, ma le note degli America sono ancora luminose come la California che continuano a cantare.
Il “Back to Front Tour”, partito qualche mese fa negli Stati Uniti, vede Peter Gabriel di nuovo sul palco con gli stessi musicisti dell’epocale tournée “SO” di oltre venticinque anni fa: il mago del basso Tony Levin, il chitarrista David Rhodes, il tastierista David Sancious e il batterista Manu Katché. Lo stesso Gabriel ha così commentato l’evento che lunedì 7 ottobre, alle 21, lo porterà anche al Forum di Assago: «Appena abbiamo iniziato mi è sembrato strano e allo stesso tempo familiare. È sorprendente come le relazioni siano rimaste esattamente come erano; con la differenza che, forse, si è un po’ più saggi grazie al passare degli anni. Ma non ci scommetterei». Parlando di quel periodo l’ex Genesis aggiunge: «Credo che sapessimo già allora che l’album era bello. Non ero un artista sconosciuto, avevo pubblicato singoli come Shock the Monkey, Games Without Frontiers e Solsbury Hill; ma dopo ciascuno di questi successi avrei voluto ritirarmi nell’ombra. “SO” segnò il mio passaggio da artista di culto ad artista mainstream. Non avevo più l’opzione di tornare a nascondermi».
Recentemente, Mario Giammetti ha pubblicato un bellissimo libro sui Genesis, edito da Giunti, in cui compare anche una lunghissima intervista, in gran parte inedita, che Gabriel rilasciò a un giornalista britannico durante la pubblicazione di un vecchio box discografico.
Cassandra Wilson ha un canto che, per natura e per educazione, mescola blues, jazz, pop e soul ad un livello molto più profondo di quanto facciano le “voci” dell’ultima generazione femminile.
L’artista americana ha alle spalle una carriera ormai consolidata, in cui si è distinta essenzialmente come cantante jazz atipica, non rispettando l’impostazione del genere e soprattutto sconfinando, come dicevamo all’inizio, nel blues e nel pop. Il suo concerto al Blue Note, mercoledì 9 alle 21, è un ritorno a casa, visto che da oltre vent’anni la Wilson incide per la storica e omonima etichetta discografica da cui prende il nome anche il noto locale meneghino.

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