Pronto soccorso: non basta riformare i criteri di accesso

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di Mario Guidotti

È in arrivo un importante cambiamento nei nostri Pronto soccorso. Speriamo non sia di facciata e che dietro la forma vi sia anche una buona dose di sostanza per metterli nelle condizioni di funzionare meglio. Perché così non vanno, almeno come dovrebbero. Il Ministero della Salute ha messo a punto un’imponente proposta per rivedere l’accesso ai servizi di emergenza degli ospedali. Tra le misure c’è anche la revisione del “triage”, il sistema che assegna le priorità di intervento in base all’urgenza del caso. Si passerà dall’attuale sistema basato sui colori (dal rosso: pericolo di vita, al bianco: non urgenza), a quello dei numeri (da 1 a 5).

Non dovrebbe trattarsi di solo maquillage (sappiamo quanto tutti i ministri vogliano essere protagonisti di riforme basate sul gattopardesco concetto del “cambiare tutto affinché nulla cambi”). Il vero rinnovamento non starebbe tanto nel sistema numerico, ma nel fatto che ogni attribuzione avrebbe di conseguenza dei tempi massimi di attesa, che andranno da 15 a 240 minuti.

Vediamo. Numero 1: massima emergenza, pericolo di vita, l’accesso è immediato in sala visita. Il numero 2 sta per urgenza, con rischio di compromissione di funzioni vitali, l’accesso dovrà essere entro 15 minuti. Il 3 ed il 4 corrispondono a urgenza differibile (ossimoro insopportabile con il quale in Sanità conviviamo da anni, e che ci ricorda molto le convergenze parallele di democristiana memoria) o urgenza minore, da 60 a 120 minuti. Codice 5 è la non urgenza (ma allora che cosa ci sta a fare lì?) ed in questo caso il tempo massimo sarà 240 minuti. Queste sono indicazioni che il Ministero ha proposto alle Regioni e che dovranno essere recepite ed applicate.

Che qualcosa andasse fatto è sotto gli occhi di tutti (quelli che non li chiudono). Non sappiamo se è il più efficace, ma diciamo che è un primo passo, al quale dovranno essere affiancate delle risorse, perché, se fino ad ora non sono stati rispettati questi tempi di gestione dei casi, secondo voi è perché gli operatori di Pronto soccorso giocavano a carte o chattavano?

Prima controproposta da affiancare: alleggerite i medici di Pronto soccorso (oddio, lo vorremmo per tutti) di insopportabile burocrazia: certificati di malattia, impegnative per farmaci e per esami di approfondimento, certificati di infortunio, verbali verbosi, segnalazioni epidemiologiche, comunicazioni di contagiosità, eccetera, eccetera. Sono indispensabili? Sicuri che non li possa compilare il personale amministrativo?

Seconda proposta: i codici bianchi (futuri “5”) non sono urgenze? Vengano allora visitati da altri medici che affianchino il Pronto soccorso, per esempio i medici di Medicina generale. Terza: ha più senso avere più ospedali con Pronto soccorso nella stessa area territoriale (e poi gli utenti vanno in quello più raggiungibile) o più medici in uno stesso dove visitano più malati in parallelo con intensità di cura differenti?

Se  sono previsti tavoli di lavoro a questo riguardo, vi prego chiamate chi è tutti i giorni in prima linea.

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