Proposta shock dalla Svizzera. Salari in euro ai frontalieri per salvare l’economia interna

Tarchini (Fox Town): «Noi non la applicheremo»
Pagare lo stipendio ai frontalieri in euro. Perché l’euro, in questo momento, “costa poco”. Il cambio dice così. E dice male, per gli svizzeri, messi in ginocchio dal franco forte: con l’euro che vale 1,23 franchi, comprare le merci in Svizzera costa troppo. I Paesi non acquistano, la Svizzera non importa e le aziende rossocrociate rischiano forte.
Se il franco non scenderà, si verificheranno «danni strutturali per tutta l’economia con soppressioni d’impieghi e delocalizzazioni»

, dicono i vertici dell’Unione svizzera degli imprenditori. È il direttore dell’associazione, intervistato ieri dal “Corriere del Ticino”, a rispolverare un’ipotesi già circolata nei mesi scorsi: pagare i frontalieri in euro.
«Estrema ratio», dice, parte di «misure d’emergenza da utilizzare con responsabilità».
Resta da capire se l’estrema ratio di cui parla Thomas Daum, direttore degli imprenditori svizzeri, sia legale. I pareri sono contrastanti, lo stesso Daum l’ammette. Ma si dice «sorpreso» del fatto che «nelle regioni di frontiera organizzazioni padronali sostengono che le prestazioni dei frontalieri vadano pagare in ogni caso nella stessa valuta di quelle dei salariati svizzeri». Il fatto che “sorprende” Daum trova riscontro nelle parole di un imprenditore svizzero che dà lavoro a quasi 600 italiani, il patron di Fox Town, che dice: «Noi paghiamo i frontalieri in franchi e continueremo a farlo».
Oggi infatti il salario in franchi vale oro, grazie alla forza della moneta svizzera. I frontalieri, se ricevessero lo stipendio in euro ne perderebbero? Tutto dipenderebbe da quale tasso di cambio verrebbe applicato e con quale criterio. Si potrebbe da contratto indicare lo stipendio in euro, ma anche in questo caso l’importo sarebbe variabile. Nel passato anche recente il franco si era dimostrato debole sull’euro. Una situazione decisamente intricata, insomma, che rischia di scontentare tutti.
Sulla legalità dello stipendio in euro chiarisce le idee Luca Albertoni, direttore della Camera di Commercio e dell’Industria del Ticino.
«Secondo noi è legale – spiega Albertoni – A patto che sia una condizione non imposta, ma condivisa da dipendente e datore di lavoro, e che non generi dumping (concorrenza sleale, ndr). Può interessare ad aziende svizzere che hanno parecchie riserve di euro e vogliono liquidarle. Ad ogni modo – dice Albertoni – noi non consigliamo alle aziende ticinesi di pagare gli stipendi in euro. Ma non vorremmo nemmeno che questa possibilità venisse negata per legge».
Alla base delle perplessità dei sindacati e di alcuni imprenditori, però, c’è un motivo etico, prima ancora che economico. Se l’operaio italiano e l’operaio svizzero svolgono lo stesso, identico lavoro, è giusto trattarli in modo diverso solo perché abitano in Paesi diversi? No, secondo i sindacati, e pure secondo Silvio Tarchini, patron del Fox Town, il grande outlet di Mendrisio dove il 60% dei mille impiegati è frontaliere o svizzero domiciliato in Italia. «Paghiamo in franchi ora, e pagheremo sempre in franchi – spiega Tarchini – A noi la proposta di pagare in euro non piace, e non è mai piaciuta nemmeno ai sindacati».
«Innanzitutto, quale cambio si utilizzerebbe? Poi – prosegue il patron del Fox Town – non mi sembra giusto riservare due trattamenti diversi a due dipendenti che di fatto eseguono lo stesso lavoro. Una persona viene pagata in base a quel che fa, indipendentemente dalla provenienza. Stipendiare i frontalieri in euro non è fattibile. Noi, almeno non lo faremo».

Andrea Bambace

Nella foto:
Silvio Tarchini, proprietario del grande outlet Fox Town di Mendrisio

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