“Proposte” sotto assedio pensa all’addio. «Concorrenza sleale all’esterno della fiera»
Economia, Territorio

“Proposte” sotto assedio pensa all’addio. «Concorrenza sleale all’esterno della fiera»

Una immagine di "Proposte" 2018 Una immagine di “Proposte” 2018

Proposte medita di abbandonare Cernobbio e il polo di Villa Erba. La prestigiosa rassegna è infatti sotto assedio. Non da parte delle aziende, pur presenti in gran numero alla fiera sul tessuto per arredo in corso nel centro espositivo, ma di concorrenti sleali.
Da domenica, intorno al polo espositivo, che ieri ha visto l’inaugurazione della 26esima edizione della rassegna, c’è chi, sotto un’egida mai concessa e dunque utilizzata in maniera abusiva del marchio Proposte, ha contattato clienti, compratori e addetti del settore arrivati in città per l’evento.
Una vera e propria battuta di caccia di frodo che ha scatenato diversi espositori, letteralmente infuriati, e i vertici di Proposte srl, che organizza la kermesse. «Un vergogna quello che sta accadendo al pari dell’immobilismo di chi dovrebbe intervenire. Fattori che ci spingono a ipotizzare, per il futuro, anche un cambio di location per la manifestazione». Le parole del vicepresidente di Proposte srl, Piercarlo Viganò, arrivano come una doccia ghiacciata in un momento in cui proprio la società Villa Erba sta cercando un rilancio economico attraverso l’ingresso nel capitale di nuovi soci privati. Strategie societarie a parte, quanto accaduto a Cernobbio «ha dell’incredibile», sottolinea Viganò.
«Stiamo già provvedendo. Abbiamo affidato la questione a un avvocato per verificare se esistono gli estremi per agire nei confronti di chi, appropriandosi del nostro marchio, vuole guadagnare – afferma Viganò – In altri Paesi ciò non accade mentre in Italia la legislazione ha maglie più larghe, anche se utilizzare indebitamente un marchio non è permesso. Molti espositori, a ragione, si sono lamentati. Noi, come loro, investiamo soldi e risorse per creare un evento unico e in grado di generare affari. Vedere presenze discutibili aggirarsi all’esterno di Villa Erba, nell’ombra, non può che farci infuriare».
E non è solo questo il motivo di una simile rabbia e frustrazione. «Siamo senza parole anche nel vedere che gli enti pubblici e la stessa società Villa Erba sembrano non curarsi di questi problemi. Minimi gli sforzi e i controlli da parte di chi dovrebbe vigilare sia a livello di amministrazione che del centro espositivo stesso, che così facendo ci spinge a considerare se, per il futuro, valga ancora la pena scegliere Cernobbio. Non faccio fatica a dire che stiamo valutando altre location. Abbiamo visto troppa compiacenza da parte di chi doveva garantire la massima serenità all’evento», chiude il vicepresidente Viganò.
Immediata la risposta di Filippo Arcioni, presidente di Villa Erba. «Anche noi siamo parte lesa in questa vicenda incredibile. Abbiamo saputo quanto sta accadendo e non ci sono giustificazioni – sottolinea il numero uno di Villa Erba – Certo chi si muove in maniera scorretta, forse sfruttando una legislatura non chiarissima, danneggia tanto Proposte quanto noi. Siamo pronti a fare il possibile per evitare il trasloco di questa prestigiosa rassegna. A breve organizzeremo un tavolo di concertazione con il Comune di Cernobbio e altri soggetti interessati per capire come muoversi».

3 maggio 2018

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Redazione Corriere di Como

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