Confindustria Como inaugura l’era Aram Manoukian

Villa Erba, assemblea centenario di Unindustria Como. Giovanni Minoli intervista Aram Manoukian

Location, platea, scenografia delle grandi occasioni. C’era tutto questo ieri a Villa Erba, all’assemblea di imprenditori e di ospiti curiosi di conoscere la visione di Aram Manoukian, nuovo presidente di Confindustria. E sulla falsariga dello slogan “Da cent’anni nel futuro”, che celebrava il secolo di vita dell’associazione, il giornalista Giovanni Minoli ha intervistato il leader comasco.

Sono tre quarti d’ora di botta e risposta, nello stile inventato con “Mixer” e che da sempre caratterizza il lavoro di Minoli, intervallati da inserti filmati sul maxi-schermo alle spalle dei due interlocutori. Le attese non sono andate deluse.

Il contesto storico, raccontato visivamente, ha aiutato con le intuizioni dei predecessori: la nuova sede del Setificio voluta dopo la crisi petrolifera del 1973 per puntare sul capitale umano; l’acquedotto industriale costruito negli anni ’70, prelevando l’acqua del lago per portarla in tredici Comuni; l’avvio della depurazione; l’incubatore d’impresa ComoNExT nell’ex Cotonificio di Lomazzo più di recente.

Quando è venuto il suo turno, Aram Manoukian, sessant’anni, sposato e padre di due figlie, ha ricordato fiero i 160 anni di storia della sua azienda, la Lechler, attiva da sei generazioni e che lui presiede dal 2011.
Poi il fuoco di fila delle domande. La responsabilità che avverte di più? «L’aspettativa di tanti, che un pochino mi intimorisce». Anche perché il distretto industriale comasco conta su 900 imprese tessili, metalmeccaniche, del legno/arredo e di molti altri comparti.

Quale visione? «Chiedersi cosa potremmo far succedere se lavorassimo in una certa direzione. Il nostro è un territorio in metamorfosi. Dobbiamo aprire, coinvolgere».
E gli obiettivi? «Oltre alla visione, collaborazione, anima – che è energia, motivazione, scopo – e la più importante, la fiducia, che io considero la benzina sociale».

Si parla di seta, per Como un binomio inscindibile. Qui si crea l’ottanta per cento di tutte le produzioni europee. «Nella creatività si fondono tradizione e innovazione, seta e tessuti tecnici».

Minoli incalza Manoukian. Il governo…? «La cosa che abbiamo maggiormente apprezzato è stata il tentativo di collaborare di più con noi. Quella di meno, invece, come stanno non riuscendo a farlo…». E qui scatta il primo applauso.
Chi è l’imprenditore buono? «Colui che pensa anche fuori dal proprio recinto». Quale ossessione? «Il bene comune, come ricaduta delle imprese sul territorio. L’imprenditore deve avere responsabilità sociale». Un pregio che si riconosce? «Non mollo mai». E l’orgoglio di far parte di una famiglia numerosa giunta a Como negli anni ’20, origini armene: «Ho un po’ di sangue di profugo, come diceva mio padre».
Poi i giovani. Manoukian cita Papa Francesco e si impegna a «coinvolgere tantissimo» quelli che formano il gruppo di Confindustria. E la formula della «Fiducia interna lorda: più coesione sociale e più rispetto» (secondo applauso). Infine, lo sviluppo ecocompatibile. «Ma tutti facciano, anche come singoli, la propria parte» (terzo e ultimo applauso).

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