Proto rimane in carcere e chiede l’Abbreviato

tribinale como palazzo di giustizia

Avrebbe chiesto di patteggiare, ma il via libera verrà dato solo in caso di risarcimento del danno, quantificato in oltre 130mila euro. Stesso motivo – il mancato risarcimento – per cui l’istanza di domiciliari è stata rigettata. Ha scelto di essere giudicato con il rito Abbreviato, dunque, Alessandro Proto, 44 anni milanese che aveva dichiarato residenza a Novazzano (in Svizzera) ma che ruotava attorno al centro di Como, dove aveva anche un ufficio.
L’accusa della Procura lariana (pm Pasquale Addesso) è di truffa pluriaggravata e autoriciclaggio. L’arresto di quello che si era autodefinito (in un libro) «l’impostore», risale alla metà di giugno e aveva fatto seguito a una ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dalla Procura e accolta dal giudice delle indagini preliminari Carlo Cecchetti.
Proto, da febbraio ad aprile del 2019, avrebbe sottratto con l’inganno, a una donna malata di tumore e dunque particolarmente debole, la cifra di 132.952 euro. Un raggiro diviso in due parti: la prima, fingendo di essere in gravi difficoltà dopo la morte della figlia piccola proprio per tumore («così creando solidarietà e compassione nella vittima») e chiedendo un prestito – in vari e successivi versamenti – di 50mila euro.
La seconda, una volta scoperto (la vittima raccontò la propria storia a un programma televisivo nazionale), lasciando intendere il coinvolgimento di chi gli aveva prestato soldi in una inchiesta penale. Stratagemma che gli avrebbe consentito di ottenere altre somme fino al totale di quasi 130mila euro. Soldi che poi confluirono su conti e carte destinati al gioco d’azzardo on line, nel «tentativo evidente – secondo l’accusa – di nascondere l’origine delittuosa del denaro» facendone così «perdere le tracce».

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