«Provocazioni gratuite che rimangono senza seguito»

Le reazioni del sindacato
Ma secondo la Uil è giusto affrontare il problema delle migliaia di auto dei pendolari
Quella sull’ecotassa per i frontalieri è la classica “bignascata” da liquidare con un no comment? Forse no, secondo Roberto Cattaneo della Uil frontalieri. Cattaneo allarga infatti la discussione su un problema reale che dalla parte italiana non si è mai voluto affrontare, ossia l’assenza di mezzi pubblici che facciano servizio tra il Comasco e il Canton Ticino, costringendo le migliaia di frontalieri lariani a muoversi esclusivamente in auto o in moto.
«Da parecchio tempo non seguo più queste provocazioni e se voglio sentire un comico vado al cinema o a teatro – attacca Cattaneo – Bignasca è un personaggio che periodicamente provoca gli italiani, ma fortunatamente tutte le sue iniziative lasciano sempre il tempo che trovano».
Poi, la riflessione si allarga. «Premesso che quelle di Bignasca sono solo provocazioni gratuite e non hanno lo scopo di affrontare un problema reale – prosegue – La proposta di una tassa di tipo ecologico è un ragionamento che va bene portare alle istituzioni italiane. Da tempo diciamo che la stragrande maggioranza dei frontalieri sono obbligati ad andare al lavoro con la loro auto».
«Ci sono poche linee di trasporto ferroviario – è di ieri la notizia della possibile soppressione di alcuni treni Tilo – Chi non abita in centro Como e non va a lavorare a Lugano o Mendrisio centro non ha alternative all’auto. La Provincia di Como e quella di Varese non possono fare finta di nulla. Gli amministratori lombardi hanno la responsabilità di circa 40mila frontalieri, con 40mila macchine che ogni giorno entrano nel territorio del Canton Ticino. Se gli svizzeri si lamentano per l’inquinamento e il traffico, non hanno tutti i torti».
«Posso capire se il cittadino ticinese teme un degrado ambientale – dice ancora Cattaneo – Se avessimo amministratori seri, parte dei ristorni dei frontalieri verrebbero utilizzati per i trasporti. Attivare una linea dedicata di autobus è molto oneroso – conclude – ma si potrebbe iniziare a creare un centro di carpooling con un consorzio comuni utilizzando i soldi dei ristorni. Sarebbe un primo segnale importante e molti frontalieri hanno orari di spostamento simili».
Luca Fonsdituri, responsabile frontalieri della Cgil di Como, ricorda come negli ultimi tempi sui frontalieri se ne stiano dicendo di cotte e di crude. «Certe posizioni di tipo razziale sono difficilmente commentabili – dice – Noi, naturalmente, siamo su posizioni opposte. Purtroppo siamo abituati a trovare capri espiatori. Ognuno ha il suo meridionale. I Cantoni a Nord della Svizzera hanno i ticinesi, i ticinesi hanno gli italiani e gli italiani del Nord un tempo avevano i meridionali e oggi hanno gli immigrati».
«Il mio predecessore Claudio Pozzetti – prosegue – durante una trasmissione su La7, con Gad Lerner, ricordò a Bignasca, presente in studio, i tanti addetti italiani assunti nelle imprese edili del “Nano”. Bignasca non rispose. Fortunatamente il pensiero di Bignasca non è quello dei ticinesi. I frontalieri sono una risorsa per il territorio svizzero e non un peso. Queste dichiarazioni hanno solo un significato politico».
I concetti non cambiano se a parlare sono i sindacalisti svizzeri.
«Abbiamo già ribadito più volte – dice Sergio Aureli, responsabile per l’Unia Ticino del settore frontaliero – che è sbagliato discriminare gli italiani. Ogni frontaliere produce ricchezza per il proprio datore di lavoro e di conseguenza per il territorio ticinese. Analizziamo piuttosto se il datore di lavoro è serio. Se si tratta di un imprenditore che permette alle persone di esprimere le proprie potenzialità e rispetta i dipendenti».
«La concorrenza agli indigeni per il lavoro – conclude – non è causata dagli italiani, ma da chi non rispetta la manodopera e pratica il dumping salariale. Da chi fa una politica occupazionale con stipendi al ribasso. La manodopera va rispettata».

Paolo Annoni

Nella foto:
Auto dei frontalieri in coda che attendono di entrare in Svizzera per recarsi al lavoro

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