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Qualcosa che si veda oppure un’idea di città

di Marco Guggiari

Giusto pochi giorni fa, la giunta del sindaco Mario Landriscina ha girato la boa di metà mandato. Il primo cittadino ha detto di vedere il bicchiere mezzo pieno e ha spiegato perché. Nella prima metà del nuovo anno sarà definito l’iter per la bonifica dell’area ex Ticosa, dovrebbero comparire i primi parcheggi intorno all’ex Santarella e altri nello spazio di via Regina che aveva ospitato i migranti durante l’emergenza degli arrivi. In più, sarà dispiegato il massimo impegno per la riorganizzazione dell’area ex Sant’Anna di via Napoleona, per i compendi dismessi di Ponte Chiasso (ex Lechler ed ex Albarelli), per la piscina e per il futuro palazzetto di Muggiò.

Fin qui i titoli, sia pure proclamati con consapevolezza e con parole prudenti, che già da sole indicano le difficoltà reali che passano da queste ai fatti. Il sindaco ha usato verbi come ragionare, capire, recepire, comprendere, renderci disponibili. Uno stile apprezzabile, ma che non prelude alla concretezza immediata di cantieri e realizzazioni da lungo tempo attese dai cittadini.

A ciò va aggiunto il fatto che la maggioranza del Comune di Como è più fragile da novembre 2018, cioè da quando Forza Italia ha ritirato la sua delegazione dalla giunta. Da allora a oggi, per un motivo o per l’altro, abbiamo inoltre assistito al cambio di diversi assessori. Tre in uscita e altrettanti in entrata, oltre al giro di tavolo con fulmineo cambio di casacca di Francesco Pettignano.

Un grande sindaco del passato, Antonio Spallino, qualche anno fa invitava il predecessore di Landriscina ad agire con una frase semplice e chiara: «Adesso deve fare qualcosa che si veda». È lo stesso desiderio e la legittima aspettativa che albergano nei comaschi impegnati ogni giorno a lottare con i problemi noti e fermi allo stesso punto da troppo tempo: paratie, Ticosa, Viadotto dei lavatoi, carenza di parcheggi, mancanza di un Piano del traffico aggiornato, assenza di eventi e di mostre… Servono dunque risposte, che “si vedano”. Perché, delle due l’una: o si insegue l’emergenza e la si risolve, oppure la si prende alla lontana, ma secondo una logica dichiarata e comprensibile. In pratica, una visione di città. Lo scrivevamo di recente riguardo alla collina del San Martino e alla proposta di trasferire lì il Setificio e, magari, altre scuole. Occorre una visione complessiva, che può scaturire solo dal coraggio di coinvolgere le categorie e le competenze.

In altre parole, il 2020 non vada sprecato. L’amministrazione comunale faccia qualcosa che si veda, oppure ponga basi significative per un’idea di città. Nell’uno o nell’altro caso la parte più avveduta dei comaschi saprà esserne grata.

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