Quando a Natale i comaschi portavano doni ai vigili

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Memorie lariane
di Renzo Romano

Ricordare oggi il Natale di tant’anni fa è raccontare una favola. C’era una volta…
La vigilia di Natale gli zampognari giravano per Como con le loro “pive” suonando le nenie natalizie. Mi sono rimaste nelle orecchie e nel cuore le parole della filastrocca “Piva piva l’oli d’uliva, gnaca gnaca l’oli che taca, l’è ul Bambin che porta i belèe, l’è la mama che spend i danèe…”. L’ho ben impressa

nella mente e nel cuore questa nenia natalizia, la cantavano tutti. Io no, ero stonato, perfino la maestra durante l’ora di canto mi escludeva dal coro. Un amico psicologo mi ha detto che la maestra ha sbagliato e ha fatto di me un complessato. Forse ha ragione, però credo che avesse ragione anche la mia maestra…
C’era una volta… Gesù Bambino. Babbo Natale era ancora lungi dal nascere, i regali li portava Gesù Bambino. Nessun dubbio in proposito. Lui si riforniva di giocattoli dal “Mantovani” e poi, la notte di Natale, li faceva trovare ai bambini che avevano fatto i “bravi” durante l’anno.
Io credevo a Gesù Bambino, forse per convenienza più che per fede. Un giorno ho scoperto nell’armadio dei miei genitori un grosso pacco avvolto in una carta colorata… ma mi sono ben guardato dal dirlo a loro. Non è un caso che Gesù Bambino abbia smesso di portarmi i regali il giorno in cui non ho resistito alla voglia di rivelare che avevo scoperto tutto…
È sempre stato generoso con me Gesù Bambino. Forse perché leggeva la letterina che gli mandavo qualche giorno prima di Natale. Un anno, era da poco finita la guerra, mi è arrivato un regalo bellissimo: una filovia di legno e cartone con le aste e i fili, le portiere, il posto per l’autista e il bigliettaio. Non ho mai più avuto un dono così bello, una filovia così non l’avevo mai vista neppure dal “Mantovani”.
Mi commuove il ricordo. Par di rivedere mia mamma che pazientemente costruisce pezzo per pezzo, con fantasia e maestria, quella filovia verde che Gesù Bambino mi farà trovare di fianco al presepe. Mi emoziona raccontare questo episodio, non è mielosa e lacrimosa retorica.
Una nota sul “Mantovani”. Ne ho già scritto ma è impossibile non ribadirlo ogni volta che lo ricordo. Era il più bel negozio di giocattoli del mondo. Entravi e ti trovavi nella città dei balocchi, altro che quella di Pinocchio e Lucignolo. Potevi pensare a qualsiasi giocattolo ed eccolo li davanti a te… Trenini di legno, cavalli a dondolo, automobiline di ferro e automobili da andarci sopra (un giorno ne ho vista una rossa a pedali, ma non ho mai osato chiedere a Gesù Bambino di portarmela).
Mi rivedo, io piccolissimo, per mano con mio papà altissimo, prendere la filovia da Ponte Chiasso, scendere in piazza Cavour, entrare in quel negozio da sogno, divorare con gli occhi tutte quelle meraviglie. Non mi ricordo di capricci – “Voglio questo e quello” – mi bastava guardare e poi ancora guardare. Andare da un piano all’altro, sfiorare i giocattoli, sognare di averli tutti, non era accontentarsi, anzi… C’erano una volta, o meglio non c’erano, le luminarie sgargianti e qualche volta pacchiane di oggi. Le luci erano discrete, timorose, fioche.
Natale è festa dei cuori, emozioni, fiducia, amore, piacere di stare insieme. Per il pranzo di Natale la mamma cucinava il pollo, o l’oca ripiena, oppure il cappone. Mio papà, addetto al taglio del pennuto ripieno con il solito trinciapollo, stava attento a non far scappare fuori il ripieno a base di uvette e altre delizie.
La coscia era la parte che preferivo, mi viene in mente mia zia Maria che voleva sempre il “ciciarun”, ovvero la parte meno nobile del povero pennuto, ma a suo dire saporitissima.
C’era una volta, in occasione del periodo natalizio, l’usanza da parte dei cittadini di ringraziare il vigili per il loro impegno durante tutto l’anno. Ricordo che in piazza Cavour – la bellissima foto qui riprodotta ne è testimonianza diretta – e negli altri incroci maggiormente trafficati, i comaschi depositavano pacchi, panettoni, bottiglie di vino o liquore, per i vigili. Tali doni venivano da loro destinati a vari enti di beneficenza.
La riconoscenza dei comaschi nei confronti dei vigili si misurava dalla quantità di regali che si ammucchiavano agli incroci. Le immagini del tempo disegnano una grande generosità da parte dei cittadini e, da parte dei vigili, apprezzamento che probabilmente si esprimeva, almeno in quei giorni, in una maggiore tolleranza nei confronti degli automobilisti meno disciplinati…
Un mondo nel quale i vigili distribuiscono sorrisi al posto di multe agli automobilisti e gli automobilisti, riconoscenti, regalano pacchi ai vigili, è immaginifica realtà impressa nel cuore e nella memoria; un mondo “miracolato” da un Natale “povero” di luci e luminarie, ma “ricchissimo” dentro. Il Natale di tant’anni fa era questo, una favola.

Nella foto:
Nella foto di Carlo Pozzoni, gentilmente concessa dall’autore, pacchi lasciati in dono dai comaschi ai vigili urbani in piazza Cavour

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